«La pallacanestro scimmiotta l’Nba ma umilia Roma» titola il Fatto Quotidiano. «Bc o Maxina, così Roma si scontra con il sogno (in provetta) dell’Nba».
La scritta in alto è “Esperimenti falliti”, ma leggiamo Lorenzo Vendemiale: «Maxima ha debuttato male contro Napoli in un palazzetto all’occhio mezzovuoto e disorganizzato, ha sfiorato l’impresa a Bologna contro la Virtus, ma è ancora a quota zero. La Bc si è sbloccata contro Tortona, dopo due brutte figure nelle prime due uscite. La nuova era del basket romano sogna l’Nba, ma intanto comincia a fare i conti con la dura realtà del parquet, nel mondo al contrario della pallacanestro italiana, dove le nobili annaspano o proprio spariscono, mentre nella Capitale orfana da decenni di grande basket spuntano non una, ben due squadre fabbricate in provetta.
Così simili e così diverse tra loro, Maxima e Bc hanno entrambe proprietà americane (l’avvocato-imprenditore Paul Matiasic e Donnie Nelson, figlio dello storico manager Nba), e si fondano su quella logica un po’ pacchiana dello sport-business Usa, cominciando da nomi e loghi, che ammiccano alle origini dell’Impero Romano: da una parte l’elmo del Gladiatore, manco fosse il film con Russel Crowe, dall’altra Dea Roma e motto latino (inizialmente c’era pure l’acronimo Spqr). Quella storia che piace tanto oltreoceano, ma che, ironia della sorta, nessuna delle due squadre ha, al punto da essere disconosciute dai veri tifosi in città, che ancora professano fedeltà alla Virtus (relegata però in terza serie), oppure seguono la Stella Azzurra, storica società giovanile».




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