Abbiamo parlato, in una lunga intervista in esclusiva per Sportando, con l’ex direttivo dei Panthers 1976 il gruppo storico dei tifosi organizzati della Reyer Venezia per capire il loro punto di vista riguardo la situazione legata alle nuove normative, siglate lo scorso 24 luglio, che impone severe restrizioni ai tifosi ospiti, obbligandoli ad acquistare i biglietti entro le 19 del giorno precedente la partita, con l’obbligo di esibire un documento di identità.
“Per i Panthers – spiega il direttivo – la protesta del no al protocollo si è conclusa con le finali di SuperCoppa. Quello che potevamo fare è stato fatto. Al momento, questi mesi di contestazione sono serviti a dare risonanza all’assurdità di questo protocollo e sembrerebbe (ma nulla di concreto è ancora emerso), ottenere lo spostamento dell’orario ultimo per poter acquistare i biglietti, dalle 19 del giorno prima della partita alle ore 12 del giorno dell’incontro. Purtroppo sui cambiamenti di questo protocollo c’è un continuo vociferare di come in effetti sarà trasformato e questo lascia ampio spazio di interpretazione alle Questure e alle Società.
Ci sono dei punti che però vanno chiariti con le persone. Prima cosa da dire – per fare chiarezza – è che noi Panthers attualmente ci siamo sospesi, di conseguenza è sospesa qualsiasi tipo di attività. Questo perché dobbiamo valutare come Panthers se ci sono ancora le condizioni per essere gruppo, perché essere un gruppo prevede tutta una serie di aspetti che non collimano con questo protocollo e va capito se siamo disposti e disponibili a fare certe cose. Alcune situazioni – secondo noi – vanno addirittura contro la legge. Per fare un esempio: per andare in trasferta i gruppi organizzati devono compilare – in alcuni casi su foglio excel – un modulo dove andranno riportati tutta una serie di dati che vanno dal nome e cognome, data di nascita, indirizzo, fino al sesso, dei partecipanti alla trasferta. Questa lista poi andrebbe consegnata alla Società di riferimento (in questo caso la Reyer), la quale poi lo girerà, entro le ore 10 del giorno della partita, alla Questura della città dove andremo a giocare. In questo file excel vengono ovviamente raccolti tutti i dati del singolo tifoso. Dati sensibili per l’appunto, in totale violazione della legge 196 del 2023. Noi non abbiamo nessun titolo per raccogliere questo tipo di dati, ne tantomeno siamo autorizzati a girarli a società terze quali la Reyer nel nostro caso, che è un’azienda privata. Tutto ciò implica una palese violazione sulla legge della privacy . Questo è uno dei problemi, ma la realtà che ce ne sono anche altri. E questo – come detto – ha portato alla decisione di sospendere tutte le attività del gruppo. Lasciando accesa comunque una fiammella di speranza che le cose si sistemino o diventino quantomeno “accettabili”. Se invece non ci saranno i presupposti per ritornare a essere, non diciamo quelli di prima, ma simili a prima, non ha senso che ci sia un gruppo che si assume delle responsabilità così pesanti”.
LA SITUAZIONE
“Noi tifosi del basket siamo in condizioni ben peggiori del calcio, soprattutto perché c’è una differenza abissale tra quello che è il calcio e la pallacanestro. È vero che per vedere una partita di calcio il biglietto è nominale, ma c’è una legge che me lo impone, ossia la legge speciale sulla sicurezza fatta per gli stadi. Per la pallacanestro noi invece dobbiamo sottostare a tutta una serie di regole che simili alle istruzioni di un gioca da tavolo. Questo protocollo non è altro che un piano di sicurezza sperimentale, unico e generale, fatto dal Viminale, senza valenza di legge, il quale ha detto che se non si rispetta, “non si può giocare”, e tutte le partite della squadra vengono considerate gare a rischio, costringendo di fatto le Società ad accettarlo, pena giocare a porte chiuse. Siamo in continuo collegamento con i vertici federali. Ci siamo impegnati andando a Trieste, Ravenna e Milano. Il problema è che questa situazione ha preso sempre più un tono politico, con le istituzione che un dietrofront non lo vogliono fare per dimostrare la propria forza. Si sta cercando di mediare una soluzione che di fatto vada bene anche alle istituzioni, le quali ormai cercano di fare il meno possibile brutta figura. Anche le dinamiche di quello che si decide cambiano continuamente e ci spiazzano. Si era deciso di non applicare il protocollo all’Europa, poi è stato applicato, così come nel femminile. Ad oggi manca un piano attuativo definitivo e ciò implica che ogni Questura ed ogni Società lo interpreti in maniera differente”.
CARO BIGLIETTI
“Ci piace sottolineare – continua il direttivo – che le tifoserie organizzate italiane hanno lottato anni per avere una scontistica per i biglietti. Quando ci muoviamo da gruppo organizzato, e si va in giro per l’Italia, abbiamo 50 biglietti a 10 euro. Alcune Società ci hanno detto che queste condizioni non ci saranno più. Questo porta a spendere 20/25 euro in più a trasferta a tifoso che moltiplicati per tutta la stagione compresi i playoff è un esborso troppo pesante (si arriva a spendere 500 euro e più, in un annata sportiva) che soprattutto per un giovanissimo, e non solo, sono cifre improponibili. Poi ovviamente a tutto questo vanno aggiunte le spese per il viaggio (bus, auto, e tutto quello che porta via in termini di spese una trasferta). Altre invece ci hanno garantito i 50 biglietti a 10€ – aggiunge il direttivo – ma come acquistiamo questi biglietti? Viene dato un link e si acquistano massimo quattro biglietti online e poi quando si arriva al palazzetto ospite si vanno a ritirare. Vuol dire che per 50 biglietti servono13 carte di credito per potere acquistare i tagliandi e dunque 13 persone che quando arrivano in loco si staccano dal gruppo in posti, dove magari, la tranquillità non c’è, con il forte rischio di incroci con la tifoseria avversaria, alla faccia della sicurezza. In altri posti invece ci dicono di fare un bonifico e ci spediscono i biglietti e in questo caso una persona deve stare fuori con i soldi. In più inizialmente le istituzioni volevano avere 4/5 ricevitorie collegate con l’Osservatorio e quindi, in questo caso, non puoi prendere i biglietti online”.
Secondo voi perché è nato un protocollo così complicato che sta mettendo in ginocchio le tifoserie e sta recando un problema economico anche ai club?
“Secondo il nostro pensiero le istituzioni vogliono dissuadere le persone ad andare vedere il calcio e la pallacanestro perché per lo Stato controllare tutto ha un costo importante e soprattutto vogliono persuadere la gente a non andare in trasferta. Per noi tutto questo è stato fatto per avere un taglio spese netto perché non esiste un reale problema di ordine pubblico all’interno dei palazzetti per la pallacanestro, casomai in rarissimi casi si sono avuti all’esterno: per noi tutto questo è folle e non ha motivo di esserci. Anche chi si vuole unire all’ultimo alla trasferta, magari una famiglia che ha deciso di fare un weekend diverso, non lo potrà più fare. Questo protocollo sta impedendo alle persone di accedere al palazzetto e quindi anche le società avranno una perdita”.
FRONTE COMPATTO
“Anche se sospesi noi la protesta la portiamo avanti se non altro per il rispetto per tutte le altre tifoserie. Poi ogni tifoseria è libera di muoversi come meglio crede, c’è totale libertà di pensiero. L’importante che non venga a mancare il segnale di contestazione rispetto al problema, poi è chiaro che localmente ci sono una serie di motivazioni per cui c’è chi può fare di più e chi meno. Il fronte è però compatto. Non è un caso che tifoserie storicamente rivali come Venezia, Reggio e Trento sono perfettamente allineate e la pensano allo stesso modo per una battaglia comune così come Varese con Cantù, a dimostrazione che c’è qualcosa che non funziona nelle nuove restrizioni. Il problema – almeno fino ad oggi – è che il 90% delle persone, sulla questione protocollo, ed è quello che a noi fa più male in assoluto, pensa semplicemente che sia una nostra questione di principio per non voler dare nome e cognome alle autorità. In realtà la Digos ha già il nome di tutti noi da tempo e se al palazzetto c’è un volto nuovo viene subito inquadrato e gli vengono chiesti i documenti di identità. Ci hanno levato l’entusiasmo. Avevamo finito benissimo con 200 persone a Bologna per gara -5 di playoff e poi ci siamo trovati questa problematica del protocollo. Non più tardi di qualche anno fa c’è stato il Covid e proprio a Pesaro nel 2020 eravamo al massimo delle nostre forze. Abbiamo dovuto ricostruirci e quest’anno volevamo iniziare con il solito grande entusiasmo e passione ed invece abbiamo avuto questo barriera, secondo il nostro pensiero, ingiustificabile”.
IL TALIERCIO
“Sul Taliercio c’è poco da dire. Pensiamo sia abbastanza evidente a tutti l’importanza della nostra presenza come tifo organizzato. Da noi come in qualsiasi altro palazzetto d’Italia. Diciamo che a casa nostra durante la partita con Cremona tutti si sono resi conto di quello che sarà lo spettacolo senza una curva che trascina. In ogni caso, dovessimo tornare, sarebbe stupendo e utile se anche gli altri settori del palazzetto diventassero più partecipi e passionali”.





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