I giorni finali dei Sonics: cause legali, politica sotto banco e un Kevin Durant confuso

Quando nell’aprile del 2008, i fan dei Sonics abbandonarono la KeyArena – la notte dell'ultima partita casalinga di sempre a Seattle – nessuno sapeva cosa sarebbe successo da lì a poco

Quando nell’aprile del 2008, i fan dei Sonics abbandonarono la KeyArena – la notte dell’ultima partita casalinga di sempre a Seattle – nessuno sapeva cosa sarebbe successo da lì a poco.

Nonostante Clay Bennett avesse già chiaramente espresso le sue intenzioni di spostare la franchigia, era ancora in corso la causa intentata dalla città contro i Sonics. Vi erano ancora delle possibilità che qualche imprenditore del posto potesse inserirsi nell’operazione e acquistare la squadra da Bennett.

L’NBA doveva ancora approvare il trasferimento, cosa che fece durante una votazione del consiglio dei governatori della lega svoltasi quell’aprile a New York. Il risultato fu quasi unanime: 28 proprietari votarono sì, la squadra poteva essere trasferita. Solo due votarono no. Dal punto di vista della lega, l’eventuale spostamento della franchigia in un’altra città non doveva fronteggiare ulteriori ostacoli.

Chris Daniels, di King 5 TV di Seattle, fu uno dei pochi reporter che presenziò alla conferenza stampa inerente i piani futuri dei Sonics.

“Camminai sino ad arrivare in una stanza nella parte inferiore del St. Regis Hotel e tutto era stato cablato con microfoni e luci e predisposto per venire trasmesso in TV. Ma tutto ciò avveniva in un seminterrato in cui era assente la copertura di rete per cellulari e non vi era traccia di una connessione internet attiva”, racconta Daniels. “Non avevo idea in cosa mi stavo incamminando, ma quella fu la prima volta che Clay Bennett o David Stern avrebbero risposto a domande legate alla vendita della franchigia, riguardanti i negoziati e le famose e-mail controverse.”

Per Daniels quello fu un grande momento. Aveva trattato ogni aspetto di questa storia: la squadra, la lega, la squadra dei tifosi, la parte del governo. Aveva sentito l’equivalente di Bennett. Aveva sentito Stern parlare di ciò che voleva dal governo locale.
Ma ora era ufficiale. La squadra stava per lasciare Seattle e Daniels aveva molte domande da porre.

Daniels: Chris Daniels da King TV a Seattle. Signor commissioner, cosa vuole dire a tutti i fan di Seattle che la stanno guardando in questo momento – gli stessi fan che hanno supportato i Supersonics negli ultimi 41 anni? E accontentarsi, una volta per tutte della Key Arena – per la quale è stata presentata un’offerta da 300 milioni. È abbastanza per rappresentare una soluzione al problema?

Stern: A dire il vero, non vi sono al momento delle proposte. Non vorrai che sia io a darti informazioni sbagliate?

“Questa è stata l’unica volta in cui qualcuno mi ha zittito in diretta televisiva”, racconta oggi Daniels. “Non sapevo che la conferenza fosse trasmessa su tutte le stazioni TV e radio di Seattle e che fosse trasmesso anche su NBATV. Non ne avevo idea. E quando finalmente uscì dal seminterrato — avevo tutti questi messaggi ed e-mail che mi ringraziavano per aver combattuto per Seattle mentre io stavo solo pensando: “Ehi, ho semplicemente posto delle domande al quale il commissioner non ha voluto rispondere.”

Dopo la conferenza stampa, Daniels andò a cena in un ristorante italiano vicino a Times Square. Erano solo trascorsi pochi giorni dalla fine della stagione dei Sonics. Giocatori e allenatori avevano già abbandonato Seattle, per godersi le loro vacanze, senza avere alcuna idea di dove avrebbero giocato l’anno successivo.

Dopo cena, Daniels tornò a Times Square. E vide qualcuno.

“Guardai dall’altra parte della strada e vidi Kevin Durant! “, dice Daniel.

In un angolo della strada, in attesa di un taxi.

Daniels suppose che Durant fosse lì per l’annuncio della Lega a proposito del trasferimento dei Sonics. Ma KD non lo era lì per quella ragione. Durant si trovava a New York per Jordan Brand Classic, l’All-Star game a livello liceale. Kevin fu colto di sorpresa dopo che Daniels lo informò su ciò stava per succedere ai Sonics.

“Lui non sapeva nulla.”

Potreste pensare che, a questo punto, la squadra era già destinata ad essere trasferita in tempi brevi.

Ma l’intero processo era destinato ad essere il più lento e doloroso possibile. La causa tra la città di Seattle e la Sonics era ancora aperta. E se il tribunale avesse stabilito che i Sonics dovevano rimanere fino alla fine del loro contratto di locazione – 2010 –, allora ci sarebbe stato tempo e modo per qualche cavaliero bianco di risolvere la situazione acquistando la franchigia da Bennett.

Quando Daniels tornò a Seattle, trovò una città divisa tra speranza e negazione.

“Penso che la gente abbia continuato a sperare – durante il processo federale – che la città di Seattle avrebbe potuto vincere”, afferma Daniels. “Penso che anche dopo che l’annuncio di David Stern, la gente continuò a sperare. Nessuno aveva mai pensato davvero all’eventualità di un trasferimento dei Sonics. Ed il fatto che fossero stati qui per oltre 40 anni, rappresentava una garanzia di risoluzione in qualsiasi negoziazione. Credo che nessuno pensasse che si sarebbero davvero mossi, o che la città avrebbe consentito loro di muoversi “.

Abbiamo parlato un po’di questa idea del cavaliere bianco. La speranza che qualcuno arrivasse per risolvere tutta la situazione in un solo giorno. L’identikit più vicino a tale definizione era un miliardario locale innamorato del basket.

“Steve Ballmer, al tempo, era il CEO di Microsoft e un grande appassionato di sport”, afferma il senatore Slade Gorton.

Gorton ricorda di aver avuto diverse conversazioni con Ballmer e il dirigente di Sonics Wally Walker in quel periodo.

Ecco come Wally lo ricorda: “Non siamo riusciti a costringere i ragazzi di Oklahoma City a vendere la squadra, ma stavamo cercando di presentare un’alternativa in modo che ci fosse un percorso se lo volessero. C’era un gruppo di Seattle pronto a ri-comprare i Sonics.”

Ma Ballmer non era ancora sicuro. A quel tempo, come ricorda Gorton, non era davvero deciso nel voler acquistare una franchigia.

“Era ancora attivo come CEO di Microsoft e non poteva fare due cose contemporaneamente”, afferma Gorton. “Se il tutto fosse successo due anni prima o dopo, credo che Ballmer avrebbe comprato il Sonics.”

Ma Ballmer rimase in Microsoft per qualche altro anno. Per poi, nel 2014, acquistare una squadra. Ma a quel punto, i Sonics non erano più in vendita, anzi i Sonics non esistevano più. E Ballmer acquistò i Los Angeles Clippers per la cifra record di $ 2 miliardi.

Questo è uno dei più grandi what-if all’intero di questa storia. Se Ballmer, quando Gorton e Walker gli si avvicinarono, fosse stato in una fase diversa della sua carriera…

“Avrebbe gestito i Sonics piuttosto che i Los Angeles Clippers”, afferma Gorton. “In questo senso, il cattivo tempismo è stato molto, molto costoso per noi.”

Nonostante al tempo non fosse pronto per acquistare una franchigia, Ballmer voleva comunque dare una mano.

“Escogitò quella che io pensavo fosse un’offerta assolutamente straordinaria”, afferma Gorton. “Steve Ballmer si era impegnato a mettere 150 milioni di dollari in denaro in un edificio pubblico. Una sorta una donazione di beneficenza.”

Di per sé, quei 150 milioni di dollari non sarebbero stati sufficienti per finanziare l’arena. Erano necessari almeno altri $ 150 milioni. Nella proposta, quel denaro sarebbe dovuto provenire da tasse su auto a noleggio, hotel, ristoranti – che in precedenza aveva finanziato la costruzione della Safeco Field –.

Seattle avrebbe dovuto votare per mantenere quelle tasse.

Se i residenti avessero approvato, allora quei soldi, più i soldi di Ballmer, più altri $ 75 milioni provenienti dalla città, sarebbero stati a sufficienza per costruire una nuova arena. Ma c’era un intoppo: una legge nello stato di Washington che richiedeva che qualsiasi misura di spesa dovesse essere approvata dal legislatore statale.

Per intenderci: se si vuole che gli elettori dicano la loro su una questione di spesa a Seattle o Yakima, Spokane o Bellevue, è necessario portare la questione agli edifici statali governativi ad Olimpia. Alla scrivania di un uomo, il presidente della Washington State House, Frank Chopp, che non aveva mai mostrato interesse a fornire dollari dei contribuenti per una nuova arena.

Ripensandoci, il senatore Gorton si arrabbia ancora.

“E da allora tutto è andato a rotoli”, dice Gorton.

Non vi era alcuna garanzia che la città avrebbe approvato la misura, se fosse andata in votazione. Ma con il “dono” di Ballmer ormai parte dell’equazione, Gorton era fiducioso a riguardo delle loro possibilità.

“I Seattle Supersonics avrebbe giocato ancora nella KeyArena se quel giorno Frank Chopp avesse permesso alla legislatura di approvare quei conti”, afferma Gorton.

Dopo che il “dono” Ballmer venne rifiutato, l’unica speranza di Seattle era legata alla clausola pendente. Mantenere la squadra in città fino alla fine del contratto di locazione nel 2010, avrebbe dato ulteriori 2 anni per trovare una soluzione alternativa.

Ma il modo in cui il rappresentante della città, Tom Carr, vide ciò, non fu consolatorio:

“Una vittoria significa che li abbiamo ottenuti fino al 2010”, afferma Carr. “Una sconfitta equivale a perderli sin da subito. Non abbiamo molto leverage. Persino una vittoria non garantiva la permanenza dei Sonics.”

Che fosse adesso o più tardi, i Sonics erano destinati ad abbandonare la città.

Traduzione di Read Corner

Da The Ringer

Fonte: The Ringer.

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