In seguito alla divulgazione ufficiale del comunicato della Federazione Italiana Pallacanestro, che ha sancito la decadenza del Consiglio regionale di FIP Puglia, riteniamo doveroso, per senso di responsabilità e rispetto verso il ruolo ricoperto e nei confronti di chi ci ha onorato della propria fiducia nell’ultima assemblea elettiva, fare chiarezza sulle reali dinamiche che hanno condotto a una decisione tanto significativa quanto, purtroppo, inevitabile.
Le nostre dimissioni non sono state improvvise né tantomeno premeditate ma la conseguenza di un progressivo svuotamento del ruolo del Consiglio stesso, messo sistematicamente ai margini nonostante le nostre ripetute sollecitazioni e pressioni affinché si ristabilisse un metodo di lavoro collegiale, trasparente e rispettoso delle competenze.
Abbiamo assistito nel tempo a dimenticanze, omissioni e scelte non condivise. Troppe decisioni sono maturate al di fuori delle sedi preposte, spesso senza un reale confronto, in un clima di crescente disorganizzazione. Il comitato è apparso sempre più privo di una guida capace di coordinare, programmare e tenere insieme le diverse componenti. Ognuno ha finito per agire secondo logiche autonome, ben oltre le proprie competenze, al di fuori del perimetro decisionale del Presidente e del Consiglio, anche a causa dell’incapacità del vertice di esercitare quella funzione di indirizzo e controllo che il ruolo impone.
Le divergenze sulla visione politica e gestionale del movimento cestistico regionale sono diventate, col tempo, insanabili. Eravamo convinti che fosse necessario:
• rinnovare e potenziare radicalmente l’apparato comunicativo, introducendo strumenti interattivi e moderni;
• rafforzare la capacità organizzativa attraverso una programmazione puntuale e condivisa delle attività;
• coinvolgere stabilmente nuove figure tecniche e dirigenziali, valorizzando le professionalità qualificate che il territorio pugliese già esprime;
• investire in iniziative innovative, in grado di includere tutte le società affiliate, restituendo centralità ai poli provinciali;
• individuare in modo realmente condiviso le figure chiamate a ricoprire i ruoli cardine del Comitato.
Nulla di tutto questo ha trovato concreta attuazione.
In più occasioni, in sede di Consiglio, abbiamo espresso voto favorevole ad alcuni provvedimenti pur in presenza di riserve, nella prospettiva di salvaguardare la continuità istituzionale e nella convinzione – esplicitamente rappresentata in tutte le occasioni – che quelle stesse deliberazioni costituissero solo un passaggio formale, cui sarebbe seguita un’azione correttiva e integrativa capace di affrontare le criticità evidenziate. Tuttavia, a fronte delle nostre reiterate richieste di dare seguito agli impegni assunti e di calendarizzare interventi correttivi, non è seguita alcuna iniziativa sostanziale. Le osservazioni formulate sono rimaste prive di riscontro e le sollecitazioni avanzate sono state sistematicamente ignorate, determinando di fatto un atteggiamento di chiusura che ha svuotato di significato la leale collaborazione istituzionale con cui avevamo improntato la nostra azione.
Non è mancato il tempo. È mancata la volontà di fare squadra. È mancata la capacità di trasformare il Consiglio in un autentico organo collegiale, luogo di confronto reale e non di mera ratifica. Abbiamo sempre inteso il nostro ruolo come servizio alle società affiliate, ai dirigenti, ai tecnici, agli atleti e agli arbitri: persone in carne e ossa, non numeri o codici federali.
Continuiamo a credere che la Federazione sia patrimonio di tutti, non terreno di gestione personalistica né poltrona da difendere ad ogni costo. Quando abbiamo compreso che il mandato ricevuto per promuovere un cambiamento concreto sarebbe rimasto sostanzialmente disatteso, abbiamo ritenuto che l’unico comportamento coerente fosse prenderne atto fino in fondo.
Ripartiamo da qui. Con la consapevolezza che per questa Regione non basta garantire una mera solidità di bilancio. Servono visione, organizzazione, competenza, rispetto delle regole e dei ruoli. Servono responsabilità e capacità di guida. E, soprattutto, serve il coraggio di cambiare davvero.
I Consiglieri dimissionari
Maria Luisa Bizzarro
Giuseppe Di Vagno
Valentino Mandolfo
Stefania Scaramuzzi
Nicola Valzani





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