Gallinari: “Una carriera NBA bellissima, senza infortuni sarebbe stata leggendaria”

danilo gallinari NBA

Il Gallo ha trascorso 16 stagioni in NBA, con medie-carriera di 14.9 punti e 4.7 rimbalzi in 28 minuti

Sedici anni di NBA hanno lasciato un segno profondo sul fisico di Danilo Gallinari. L’ala azzurra, che ha ufficializzato il ritiro dopo l’ultima esperienza a Porto Rico, ha ripercorso con ESPN il suo percorso negli States.

Con orgoglio ma anche con la consapevolezza di ciò che avrebbe potuto essere….

Gallinari non è mai stato convocato per un All-Star Game, ma fa parte dell’élite di meno di 300 giocatori capaci di disputare almeno 14 stagioni NBA, nonostante due rotture del legamento crociato a dieci anni di distanza e un grave problema alla schiena che gli fece perdere quasi tutta la stagione da rookie.
“È stata una carriera straordinaria,” ha detto. “Ma senza gli infortuni… staremmo parlando di una carriera leggendaria.”

Scelto dai New York Knicks nel 2008, Gallinari è stato poi uno degli elementi centrali della trade che portò Carmelo Anthony in maglia Knicks nel 2011. Da lì un lungo viaggio che lo ha visto vestire anche le maglie di Nuggets, Clippers, Thunder, Hawks, Wizards, Pistons e Bucks.

Molti dei suoi ex allenatori e compagni condividono la stessa riflessione: senza infortuni, il Gallo avrebbe potuto raggiungere un livello ancora superiore.
“Poteva essere un giocatore di primissima fascia,” spiega Doc Rivers. “Praticamente non ha mai avuto più di un anno e mezzo consecutivo in cui fosse completamente sano.”

Il rimpianto più grande resta la stagione 2012-13 con Denver, quando una delle migliori squadre della lega vide svanire il sogno playoff dopo la sua rottura del crociato.
“Eravamo una delle migliori squadre della NBA,” ha ricordato Gallinari. “Mi sentivo il miglior giocatore del gruppo, quello su cui la franchigia contava. È la sensazione che ogni giocatore vorrebbe provare almeno una volta nella vita.”

Nonostante le difficoltà e le occasioni sfumate, Gallinari guarda al futuro con serenità. In parte, grazie proprio all’esperienza vissuta nell’ultima tappa della carriera, a Porto Rico.
“Quando inizi a giocare meno, ti allontani da certe sensazioni,” ha spiegato. “Porto Rico me le ha restituite, per me è stata gioia pura”.

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