10 – LBATV. Talent importanti, prepartita infiniti, lavagne, approfondimenti, telecronache puntuali. Un prodotto incredibile, una Coppa raccontata alla perfezione. L’auspicio ora è avere anche dei post-gara per le LBA Finals 2026. (PS. Chi scrive ha seguito l’evento su LBATV, non ci sono dubbi sul fatto che anche Sky abbia fatto un grande lavoro).
9 – Armoni Brooks. Le prestazioni con Brescia e Derthona lo rendono il volto di queste Frecciarossa Final Eight 2026. Immarcabile, quel suo “voglio restare al 100%” apre una lunga storia d’amore?
8 – Olimpia Milano. Dopo la Supercoppa la Coppa Italia, alla terza finale consecutiva. Vincere per i biancorossi è un obbligo, ma lo fanno con continuità da anni.
7 – Derthona Basket. Elimina Venezia, elimina la Virtus, recupera un -17 all’Olimpia Milano e la fa tremare. Mario Fioretti è un mago del basket italiano, era ora che se ne accorgessero tutti. Ha reso Prentis Hubb un giocatore pazzesco.
6 – Legabasket. Aria di “spending review”, ma è oculata e saggia gestione. I numeri sono una bella conferma, il lavoro di tutti gli addetti è stato come sempre all’altezza, così come la volontà di arrivare a tutte le generazioni. Poi, per il vero rilancio, servono fenomeni generazionali. Non dipende da loro. Un pensiero a Maurizio Bezzecchi, alla sua ultima Final Eight. Un pezzo di storia.
5 – Pallacanestro Brescia. E’ vero, il ko con Milano arriva dopo un match spettacolare, e senza Nikola Ivanovic. Ma ormai questo è il gruppo di una grande squadra, e la sconfitta è sempre amara.
4 – Virtus Bologna. La Coppa Italia resta una maledizione per la gestione Zanetti. La resa con Derthona è stata arrendevole, anche se Pajola e Hackett non li si regala a nessuno.
3 – Carsen Edwards. 5 punti nella semifinale con Derthona, 2/16 dal campo. Capita anche ai migliori, ma è stato il flop di questa Coppa Italia, al netto del buon esordio con Napoli.
2 – Reyer Venezia. La squadra di Neven Spahija è arrivata a mezzo servizio, è vero, ma il quarto con Derthona è stato molto deludente per chi aveva mire comunque importanti. RJ Cole, poi il nulla, o quasi…
1 – La volontà di restare a Torino. L’opzione non è esclusa, sentir dire che “la città non vuole farsi portare via un evento che ha fatto crescere” fa rabbrividire. L’evento ha una sua storia, e successo fu anche a Pesaro. Torino ha dato tanto, forse è la sede più adatta, ma la Coppa è di tutti. E’ di tutto lo stivale. E’ tempo di tornare a girare, guardando non solo ai numeri, alla grandezza del palazzo, ma alla potenziale passione della gente.
0 – Tifoserie organizzate. Capiamo la volontà di protesta contro un provvedimento ingiusto, ma hanno trovato un’altra occasione semplicemente per non esserci. Il silenzio non porta a nulla, se non ad uscire di scena.
Menzione speciale. Paolo Galbiati. Seconda Coppa Nazionale in fila, terza in carriera. Nessuno come lui in competizioni di una settimana. Un fenomeno.





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