Simone Fontecchio, ala dei Miami Heat e della nazionale Azzurra, di recente ha concesso un’intervista a VanityFair.
Di seguito riportiamo alcuni dei passaggi più significativi.
Sull’ottima estate delle giovanili Azzurre.
“Sicuramente è stata un’estate positiva, sono arrivati successi importanti che mancavano da anni. Adesso tutti guardano a noi, sperando di fare un bel risultato. Chiaramente è un nostro desiderio, una nostra volontà, ma siamo comunque consapevoli dei nostri limiti e possibilità, sarebbe bello poter regalare però una gioia a noi stessi in primis e a tutti”.
Il sogno NBA.
“Si è realizzato tre anni fa quando è arrivata la prima chiamata e sono sceso in campo: lì ho esaudito ogni tipo di sogno minimamente immaginabile. Andando avanti con l’età, metti sempre nel mirino un nuovo obiettivo. È una corsa che non finisce mai, perché nel momento in cui raggiungi qualcosa, cerchi subito altro da rincorrere, ed è stupendo, contemporaneamente ti sfinisce anche a livello mentale e di energie nervose. È giusto non accontentarsi mai, ma ogni tanto fermarsi, sedersi, riflettere, su dove si è arrivati, cosa si è realizzato, è cruciale”.
La qualità che ha scoperto di avere grazie alla pallacanestro.
“Una grandissima resilienza. Tante volte mi sono ritrovato a terra, in momenti difficili, e dai quali non pensavo di uscire. Poi ho sempre trovato la via, questo grazie alle persone intorno della mia famiglia, quelle che mi vogliono davvero bene, ripetendomi di non mollare mai, che è una prerogativa della mia famiglia, un mantra instillato da mio nonno”.
Cosa si potrebbe fare per aiutare la pallacanestro.
“In Italia è semplice la risposta: “basterebbe” mettere più fondi per gli impianti, in certi casi siamo a livelli pessimi, e parlo da Nord a Sud. La prima differenza con gli Stati Uniti è proprio questa. In generale, nello specifico per la pallacanestro, nel nostro paese si fa molto poco”.





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