La storia del basket europeo “fa giri” e si ripete: gli ultimi giorni sono la conferma che il confronto tra FIBA/NBA Europe ed EuroLeague può trasformarsi in un nuovo “scisma”. L’idea è chiara: mettere in campo una lega alternativa sostenuta da tre leve, cioè la forza economica americana, la copertura istituzionale della federazione mondiale e un calendario più accordato alle nazionali e ai campionati domestici.
Nel primo semestre 2026, l’obiettivo sarebbe attrarre brand di primo piano: club già azionisti dell’EuroLeague e anche realtà oggi fuori dalla competizione. Il progetto, come descritto, includerebbe anche un “percorso di qualificazione” annuale per i club dei campionati sotto egida FIBA, attraverso la Basketball Champions League o un torneo di accesso a fine stagione, su criteri meritocratici.
La partenza è indicata per il 2027-28, ma non viene esclusa un’accelerazione di una stagione in base all’esito delle trattative, che entrerebbero nel vivo anche sul piano economico: l’ipotesi è che l’NBA possa allineare (almeno inizialmente) i ricavi garantiti oggi dall’EuroLeague e persino coprire eventuali penali per chi dovesse cambiare competizione. Il parallelo evocato è quello del 2000 e della frattura culminata nella stagione 2000-01 con due tornei europei in parallelo: un precedente che, oggi, torna a far paura per l’impatto su club e tifosi.





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