Dopo essere stato il miglior realizzatore della Francia in cinque grandi competizioni consecutive tra EuroBasket, Mondiali e Olimpiadi, Evan Fournier torna in Nazionale dopo due anni di assenza. Il 33enne, reduce dal titolo di EuroLeague con l’Olympiacos e dal premio di MVP delle Final Four, ha spiegato alla Federazione francese le ragioni che lo hanno spinto a continuare la sua avventura internazionale.
Dopo i Giochi Olimpici di Parigi, hai pensato di interrompere la tua carriera internazionale?
“Ci ho pensato. Mi è passato per la testa. Ma amo ancora questo sport, quindi la riflessione è stata piuttosto breve. Purtroppo la scorsa estate non ho potuto essere in Nazionale perché avevo male alla caviglia. Quando salti una competizione, e per me era la prima volta, ti viene da chiederti: cosa faccio?”
Hai già vinto sei medaglie con la Francia. La ricerca della medaglia d’oro ti ha spinto a continuare?
“È stato molto difficile per me dire di no la scorsa estate. Non prendiamoci in giro. Un campionato europeo offre una possibilità di vincere l’oro maggiore rispetto a un Mondiale o ai Giochi Olimpici. È stata una forma di rinuncia, perché non so se giocherò mai più un EuroBasket. Ovviamente voglio vincere. Ma non sono sicuro di essere alla ricerca dell’oro quanto lo ero cinque o sei anni fa. Voglio godermi i miei ultimi momenti con questa maglia. E aiutare questo gruppo, che è giovane.”
Vedere arrivare una nuova generazione di talento ti rende desideroso di condividere momenti con loro?
“No, è esattamente il contrario. Pensi: cazzo, sono vecchio! (scoppia a ridere) Sono andati via tutti i miei ragazzi. Siamo rimasti noi due più esperti, insieme a Rudy Gobert. Ma in Nazionale c’è sempre stato un ricambio, è normale. E tutti e due abbiamo un ruolo da svolgere. Quando siamo arrivati in Nazionale, con Thomas Heurtel, Joffrey Lauvergne e Rudy Gobert, i giocatori più esperti come Boris Diaw, Mike Gélabale e Florent Pietrus sono stati molto importanti nella nostra crescita. Ci hanno fatto capire cosa significasse la Nazionale e come funzionasse. Ora tocca a noi fare lo stesso. Questo non significa che non lavoreremo per vincere le partite, ma abbiamo una responsabilità maggiore rispetto a prima.”
A 33 anni è facile adattarsi a un ruolo diverso, essere qualcun altro?
(interrompe) “Non sarò una persona diversa. Rimarrò me stesso. Non ha senso forzare le cose. Semplicemente, in un gruppo così giovane c’è inevitabilmente una parte di scoperta e di incognita. È qui che penso possiamo intervenire. Non inizierò a parlare continuamente, interverrò quando riterrò che sarà necessario dire qualcosa. E dovrà essere importante. Sono sempre stato abbastanza vocale in determinati momenti. E in campo sarò me stesso.”
Tredici anni dopo il tuo esordio, hai la sensazione che il tempo sia passato velocissimo?
“Mi capita. Ieri guardavo a destra e a sinistra e pensavo di aver vissuto pochissimo con questo gruppo. Inoltre è cambiato molto anche lo staff, non solo i giocatori. Ovviamente ci sono alcuni volti che conosciamo. Sono tante cose da assimilare. Ma allo stesso tempo è qualcosa di stimolante. Non rimanere ancorati alle proprie certezze è interessante. Non vedo l’ora di continuare e giocare le prime partite.”
La stagione appena conclusa è stata eccezionale, anche grazie alla vittoria dell’EuroLeague e al titolo di MVP delle Final Four. Ti ha confermato di avere ancora molto da dare alla Francia?
“Sono sempre stato convinto che per venire in Nazionale bisogna giocare bene. Non sono favorevole ai privilegi. Non penso che, siccome sono qui da più di dieci anni, debba automaticamente essere in squadra. No. Bisogna meritarsi di essere qui. E per me è una cosa importante. Non voglio far parte della squadra perché vado d’accordo con qualcuno.”
Il 2026 sarà un anno senza competizioni. Pensi già al Qatar 2027 e a Los Angeles 2028?
“No, non guardo assolutamente così avanti. Soprattutto per quanto riguarda i Giochi. Mi dà fastidio quando le persone parlano delle Olimpiadi. Prima bisogna qualificarsi e non è facile. La cosa più importante è ciò che abbiamo davanti, quello che facciamo adesso. Non serve parlare dell’anno prossimo. Non sappiamo chi ci sarà, né se ci saranno infortuni. Concentriamoci su quello che dobbiamo fare.”





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