Chus Bueno, CEO dell’EuroLeague, ha spiegato che prima di tutto bisogna attendere la fine del processo avviato dalla NBA con investitori e partner interessati al progetto europeo. Solo dopo quella scadenza, ha detto, le parti potranno sedersi allo stesso tavolo per capire se esistano margini concreti di collaborazione. Il concetto centrale è netto: la convivenza tra EuroLeague e NBA non deve trasformarsi in una guerra che spacchi ulteriormente il basket continentale.
Secondo Bueno, il basket europeo ha sofferto per anni la frammentazione tra troppe competizioni e troppi soggetti, con la conseguenza di ridurre il valore complessivo del prodotto. Per questo il dirigente considera poco conveniente l’idea di due tornei di vertice separati. La sua posizione è chiarissima: “La cosa più logica sarebbe avere una competizione congiunta con la NBA”. E ancora: se la NBA raccoglierà davvero i capitali di cui si parla, “sarebbe una grande notizia per il basket”, perché significherebbe portare nuove risorse dentro l’intero ecosistema europeo.
Bueno sottolinea poi che anche la NBA, a suo giudizio, sa bene che costruire qualcosa insieme sarebbe più semplice che procedere da sola. Un progetto condiviso permetterebbe di valorizzare meglio tifosi, sponsor, diritti tv e mercati. In caso contrario, l’EuroLeague dice di avere comunque un proprio piano triennale già pronto. Ma il messaggio politico e strategico è già lanciato: EuroLeague vuole restare centrale nel dialogo con la NBA e prova a trasformare il possibile scontro in un’alleanza.





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