Il vice presidente della EuroLeague Head Coaches Board Giannis Sfairopoulos è stato tra i protagonisti dell’iniziativa “Strengthening European Basketball: Sustainable Growth and Safeguards for the European Sport Model”, tenutasi martedì 24 marzo a Bruxelles.
L’evento, ospitato al Parlamento Europeo sotto la guida del Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport Glenn Micallef, ha riunito decisori politici, stakeholder e ospiti in uno spirito di collaborazione, inclusione e rispetto reciproco.
I membri del Parlamento Europeo hanno avuto un ruolo centrale nel dibattito, tra cui Bogdan Andrzej Zdrojewski, Carolina Morace, Hannes Heide, Nikos Pappas e Georg Haeusler.
La discussione è stata moderata da Marcos Ros, che ha aperto i lavori con un intervento sull’importanza dell’ecosistema sportivo. Sul palco anche il CEO di EuroLeague Chus Bueno e l’ex giocatore e ambasciatore EuroLeague Joe Arlauckas.
Sfairopoulos ha rappresentato non solo l’EHCB, ma anche gli allenatori di tutta Europa e quei cittadini che non vogliono che lo sport sia soltanto intrattenimento, ma ne riconoscono il valore culturale e sociale nelle comunità locali.
Il discorso di coach Sfairopoulos: “Onorevoli Membri del Parlamento Europeo, illustri ospiti e cari amici dello sport,
grazie per avermi dato l’opportunità di essere qui oggi. È un onore parlare al Parlamento Europeo, un luogo in cui si prendono decisioni che plasmano il futuro delle nostre comunità. Per me è particolarmente significativo parlare dello sport che ha definito la mia vita.
Mi sono innamorato della pallacanestro in giovane età—prima come giocatore, poi come allenatore. Allenare è diventata la mia vocazione e vi ho dedicato la mia vita. Da quando ho iniziato il mio percorso nel 1986, il basket mi ha portato attraverso Paesi, culture e generazioni. Mi ha dato esperienze che vanno ben oltre il gioco stesso. E in tutti questi anni ho imparato una cosa semplice ma potente: quando parliamo di basket in Europa, non parliamo solo di uno sport. Parliamo di cultura. Di identità. Di qualcosa che appartiene alle persone.
In Europa, lo sport non è solo intrattenimento. È un bene pubblico. Ha un valore sociale ed educativo. Si fonda su principi come merito sportivo, solidarietà, lavoro di squadra, disciplina, intelligenza e sforzo collettivo.
Questi sono anche i valori della EuroLeague Head Coaches Board, dove ricopro il ruolo di vice presidente. L’EHCB è nata per dare agli allenatori una voce unitaria, per promuovere l’idea che lo sport unisce e per lasciare un’eredità significativa. Ogni giorno lavoriamo per trasmettere questi valori. In soli sei anni, oltre 700 allenatori si sono diplomati nella nostra Academy, portando queste conoscenze nei loro Paesi e nelle loro comunità.
Ma oltre a sistemi e strutture, c’è qualcosa di più profondo. Il basket ha un potere unico: connette le persone. Connette le generazioni. Costruisce comunità. Insegna resilienza. In molti modi, il basket è uno specchio della vita. Affronti difficoltà, cadi e devi rialzarti, più forte.
Come allenatori sappiamo quanto sia fragile lo sviluppo. A ogni livello—dai bambini ai professionisti—non insegniamo solo tattica. Insegniamo cultura. Rispetto per il gioco. Rispetto per l’avversario. L’importanza del fair play. La consapevolezza che lo sport è sempre più grande del singolo. Questa cultura è alla base dello sviluppo del talento europeo. I giovani crescono perché esiste un percorso reale, qualcosa a cui aspirare. L’Europa non deve diventare solo un bacino che esporta talento. Deve restare una destinazione, un luogo dove il talento cresce, viene valorizzato e può svilupparsi.
In un mondo spesso diviso, lo sport ci ricorda ciò che abbiamo in comune. Come greci, portiamo con noi la storia della tregua olimpica—momenti in cui anche i conflitti si fermavano per qualcosa di più grande. A suo modo, il basket continua questa idea. Offre uno scopo comune, un’emozione condivisa, un senso di appartenenza.
E ciò che accade in campo è solo una parte della storia. Il vero impatto del basket si sente fuori dal campo—nei quartieri, nelle famiglie, nei giovani che trovano direzione e ispirazione grazie a questo sport. Giocatori e allenatori diventano modelli. Dimostrano che esiste un percorso—dalla base al massimo livello—costruito su impegno, disciplina e fiducia. Per questo il basket europeo non deve essere visto solo come un prodotto o intrattenimento, ma come un ecosistema vivo. La sua forza deriva dalla sua struttura completa: club professionistici, leghe nazionali, accademie, programmi di base e le nuove generazioni di giocatori, allenatori e tifosi. Questa piramide dà legittimità e resilienza al sistema. Se una parte si indebolisce, ne risente tutto il sistema.
Qualsiasi sforzo che guardi solo al valore commerciale nel breve termine, mettendo pressione su leghe nazionali o sviluppo giovanile, rischia di danneggiare le radici del gioco. Il basket europeo—e lo sport europeo in generale—rappresenta qualcosa di autentico. Riflette l’identità delle città, le tradizioni dei club e il legame profondo tra sport e comunità. Questa autenticità va protetta.
La crescita è importante. La solidità finanziaria è importante. Ma devono restare connesse ai valori e alle persone. Questo equilibrio ha portato il basket europeo dove si trova oggi. E la governance gioca un ruolo chiave. Le decisioni su competizioni, calendari, regole e priorità a lungo termine devono restare radicate in Europa e modellate dagli stakeholder europei—club, leghe, giocatori, allenatori, tifosi e strutture di base. Non si tratta di chiudersi al mondo, ma di mantenere la responsabilità verso le comunità che sostengono questo sport.
Oggi il basket è in una posizione forte. L’interesse cresce. La partecipazione aumenta. Siamo solo all’inizio di ciò che è possibile. È un momento di opportunità, ma anche di responsabilità.
La cooperazione è possibile—ed è sempre meglio dello scontro. Ma deve basarsi su responsabilità condivisa e tutele chiare. Dobbiamo proteggere le leghe nazionali. Preservare il merito sportivo. Rispettare le nazionali. E soprattutto rispettare i protagonisti del gioco—giocatori e allenatori.
La crescita non deve estrarre valore dall’Europa. Deve creare valore in Europa e reinvestirlo nel sistema.
Infine, il basket europeo deve restare inclusivo. L’Europa rappresenta integrazione, non divisione. Lo sport non deve separare grandi e piccoli mercati, o Est e Ovest. Deve riflettere lo spirito europeo: aperto, ambizioso, connesso e fondato sulla solidarietà.
Se c’è una cosa di cui abbiamo bisogno per il futuro è l’unità di intenti. Tutti noi—giocatori, allenatori, club, leghe, istituzioni e tifosi—dobbiamo lavorare insieme per proteggere l’identità del basket e creare le condizioni per farlo crescere a ogni livello.
Spero che l’incontro di oggi sia un passo in questa direzione. Perché se proteggiamo l’ecosistema, difendiamo il merito, investiamo nello sviluppo e manteniamo il basket legato alle comunità, allora il futuro del basket europeo non sarà solo più grande.
Sarà più forte. Più significativo. E all’altezza delle generazioni che lo hanno costruito.
Grazie mille.”





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