EuroLeague e NBA in movimento: Olimpia Milano e Virtus Bologna si giocano le loro carte

NBA Europa
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Le domande circolano da giorni e, per chi segue Olimpia Milano e Virtus Bologna, diventano inevitabili: cosa sta succedendo in EuroLeague e quale scenario si sta preparando per il futuro più prossimo?

Le domande circolano da giorni e, per chi segue Olimpia Milano e Virtus Bologna, diventano inevitabili: cosa sta succedendo in EuroLeague e quale scenario si sta preparando per il futuro più prossimo? Una parte della risposta passa dai tavoli politici, non dal parquet, perché in queste ore i club stanno discutendo assetti, governance e “vincoli” che potrebbero riscrivere pesi e prospettive della competizione.

Negli ultimi giorni si è parlato di una riunione in remoto tra i club azionisti e di un’agenda densa: format 2026/27, licenze pluriennali ancora da formalizzare, criteri di accesso e, soprattutto, la necessità di rendere l’EuroLeague più stabile in una fase in cui l’ipotesi di una NBA Europe (o comunque di un progetto NBA-FIBA) continua a fare pressione dall’esterno.

Il capitolo più sensibile resta quello delle licenze. In queste ore, infatti, si discute della firma di un’estensione decennale della “Licenza A” per Barcellona, Fenerbahce e Real Madrid, con una scadenza indicata attorno alla metà di gennaio e con il tema, tutt’altro che secondario, di una possibile clausola d’uscita economicamente pesante. Il punto politico è chiaro: più club “legati” a lungo, più forza contrattuale per l’EuroLeague nel confronto con sponsor e broadcaster, e anche più compattezza nel dialogo (o nello scontro) con l’NBA. I blaugrana avreebbero dato disponibilità verbale, ma devono ancora passare dal cda, Fenerbahce e Real Madrid hanno preso tempo.

Parallelamente si muove l’altro blocco, quello dei club che non sono azionisti ma vogliono contare di più. In particolare, negli ultimi giorni è emersa l’idea di una “alleanza” tra società senza licenza stabile per aumentare potere negoziale e ottenere maggiore continuità di presenza e ricavi: dentro ci finirebbero anche realtà centrali come Stella Rossa e Partizan, e il tema riguarda da vicino anche la Virtus Bologna, che da tempo lavora per consolidare la propria posizione nel sistema.

Sul fronte format, lo sfondo è lo stesso: il calendario è diventato una macchina sempre più pesante da sostenere e si parla apertamente di ulteriori espansioni. Dopo il passaggio a 20 squadre già ratificato per questa stagione, l’ipotesi di arrivare a 24 (con eventuale passaggio intermedio) e di ragionare anche su formule diverse, come le conference, torna periodicamente sul tavolo.

C’è poi un tema che incide su tutto: la governance. Nei retroscena di questi giorni, la posizione dell’attuale CEO Paulius Motiejūnas viene descritta come oggetto di valutazioni interne, con la possibilità che il 2026 porti ad un’uscita dal suo contratto. Come rivelato in anteprima da Sportando, spunta un nome interessante, ovvero quello di Chus Bueno.

Un dirigente spagnolo, evidentemente gradito a Real e Barcellona, con un passato in NBA Europe (che non è ovviamente una lega ancora non nata, ma l’ufficio di promozione della lega in Europa) e a DAZN Basketball. Quindi con esperienza nel rapporto con il broadcasting, che resta il grande tallone d’Achille della competizione.

E la NBA? La futura lega europea entra in una fase chiave, perché proprio in queste settimane Adam Silver vuole avere in mano franchigie e investitori per entrare nella fase più concreta del progetto.

Quindi, da una parte abbiamo una EuroLeague che ipotizza nuovi cambiamenti, e cerca di strutturarsi coinvolgendo più club possibili, dall’altra NBA, che di certo non si ferma e passa all’azione dopo tante parole. In mezzo club che guardano agli Stati Uniti con curiosità, ma anche apprensione: se davvero la richiesta d’ingresso fossero 500.000.000 di euro, inevitabilmente sevirebbero sostegni finanziari che aumenterebbero la dipendenza dei club stessi da banche e advisor.

Quale futuro? Un accordo tra le parti è possibile, anche se pensare che NBA venga a sviluppare un progetto gestito da altri è utopia, e certo nel rapporto con FIBA non potrà appoggiare una lega che non voglia favorire maggiormente competizioni domestiche e internazionali.

Olimpia Milano? Rispetto al passato, anche sul cambio di CEO in EuroLeague il club ha mantenuto una posizione tiepida. Settimane fa, dopo le dimissioni, Ettore Messina venne investito da Leo Dell’Orco di un’operatività nettamente sbilanciata verso la NBA. E verso questo fronte il club resta aperto.

Virtus Bologna? Cerca di vincolarsi ancora più saldamente ad EuroLeague in cambio di una garanzia decennale, che sarebbe ulteriore sviluppo del progetto di Massimo Zanetti, che nonostante le critiche ingenerose ricevute dalla stampa in questi mesi, ha preso un club in A2 per trascinarlo sino al massimo piano europeo.

Lo scenario resta complesso, le prossime settimane saranno decisive.

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