Enes Kanter attacca la Nike: Negli USA fate rumore per le ingiustizie, in Cina non avete coraggio

Il centro turco dei Celtics continua la sua battaglia contro la Cina e tira in ballo la Nike: “Voi non parlate della brutalità della polizia cinese. Non parlate della discriminazione contro la comunità LGBT, non dite niente contro l’oppressione delle minoranze in Cina. Avete paura di parlarne"

Continua la protesta di Enes Kanter contro la Cina.
Il centro turco dei Celtics ha indossato delle scarpe disegnate dal cartonista Badiucao, dissidente cinese, residente in Australia.
Nella gara contro Charlotte ha indossato delle scarpe che sono state “abbellite” con la scritta “Modern Day Slavery” (la schiavitù morderna”) ed ha poi postato un video sui social attaccando la Nike.

“La Nike fa rumore quando si tratta di parlare delle ingiustizie in USA ma quando deve parlare della Cina..rimane in silenzio” ha detto Kanter, usando l’hashtag #EndUyghurForcedLabor

“Voi non parlate della brutalità della polizia cinese. Non parlate della discriminazione contro la comunità LGBT, non dite niente contro l’oppressione delle minoranze in Cina. Avete paura di parlarne” ha detto Kanter, da anni in guerra in patria anche con Erdogan.

“Nike, chi fa le vostre scarpe in Cina? Lo sapete?” ha continuato Kanter.

“Ci sono così tante fabbriche di lavoro forzato in Cina. Per esempio il lavoro forzato uiguri, è la schiavitù moderna, e sta accadendo proprio ora in Cina. Milioni di uiguri sono attualmente detenuti, venduti e assegnati a lavorare nei campi di lavoro forzato come le prigioni nelle fabbriche di tutto il paese”.

Nel corso del 2021 la Nike aveva emesso un comunicato a riguardo.

“Nike si impegna a una produzione etica e responsabile e rispettiamo gli standard internazionali del lavoro”, si legge nella dichiarazione. “Siamo preoccupati per le segnalazioni di lavoro forzato nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur (XUAR) e ad essa collegate. Nike non acquista prodotti dallo XUAR e abbiamo confermato con i nostri fornitori a contratto che non utilizzano tessuti o filati della regione”.

La Cina nega di aver commesso violazioni dei diritti umani nella regione dello Xinjiang. Secondo gruppi per i diritti umani e un comitato delle Nazioni Unite, ben un milione di musulmani uiguri – il più grande gruppo etnico della regione – sono stati detenuti in “centri di rieducazione” e sottoposti a indottrinamento, tortura e lavoro forzato.

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