Donovan Mitchell: “Resto ai Cavs, non smetterò mai di inseguire l’anello”

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Cleveland è stata eliminata da New York nella finale della Eastern Conference

Con la conclusione della stagione dei Cleveland Cavaliers, arriva al termine anche il diario di Donovan Mitchell per ‘Andscape’.

Il 7-volte All Star ha affidato a quello spazio le sue sensazioni nel corso dell’annata, e continua a farlo dopo lo ‘sweep’ subito dai Knicks.

Una lettura diversa dal solito, che consigliamo agli appassionati.

Di seguito, alcuni dei passaggi più significativi:

«È stata una conclusione molto dolorosa. Uscire così fa male: provi a sorridere e ad andare avanti, ma ci vorrà un po’ di tempo. La cosa peggiore è stata essere spazzati via. Avevamo un’opportunità, era proprio lì davanti a noi. Sto dicendo che avremmo potuto vincere la serie, poi sarebbe successo quel che sarebbe successo. Ma quando hai un’occasione del genere e la vedi sfuggirti, è devastante. E poi chiudere con una sconfitta di 35 punti, o quanti erano… non so nemmeno come descriverlo. Non importa tutto il successo che abbiamo avuto prima. Certo, è stato fantastico, ma perdere in quel modo è davvero dura.»

Mitchell conferma la sua intenzione di restare in Ohio per dare un nuovo assalto al titolo NBA.

«Amo stare qui. Vedo crescita, vedo un percorso davanti a noi. Ci credo. Cleveland è diventata casa mia, non solo dal punto di vista cestistico. Non voglio andarmene. Non so davvero come dirlo più chiaramente affinché la gente mi creda. Se non mi credono, pazienza. Non mi interessa. L’organizzazione lo sa e tutti all’interno del club sanno come mi sento. Lo dico fin dal mio arrivo a Cleveland. Quando lo dicevo, mi accusavano di mentire. Tre anni fa, quando stavo per firmare il rinnovo, dicevano che stavo mentendo. Ho firmato. Poi hanno detto che non avrei firmato un accordo a lungo termine. Ci sarà sempre qualcosa da dire, immagino. Cleveland, tu sai come mi sento. Questo messaggio infatti è per tutti gli altri.»

Sull’esperienza del Diario.

«Spero che la gente si sia resa conto che siamo esseri umani. Questo è un gioco che mi ha portato a traguardi che non avrei mai immaginato: sicurezza economica per generazioni della mia famiglia, viaggi in tutto il mondo, la possibilità di giocare davanti a milioni di persone. E bisogna capire una cosa: c’è una sola squadra che vince ogni anno. Una sola può dire di aver avuto successo. Tutto il resto che vedete sono tentativi, con difficoltà e sacrifici. Spero che questo possa ispirare i giovani e far capire loro che non è tutto rose e fiori. L’NBA è meravigliosa, ma è anche un lavoro, un business. Voglio offrire una prospettiva diversa su quello che facciamo e su quello che faccio.»

«Questo gioco, quello che ha fatto per me e per la mia famiglia, è qualcosa di speciale. Mi ha portato in luoghi incredibili e mi ha fatto conoscere persone straordinarie. Se mi avessero detto che, a quasi dieci anni dall’inizio della mia carriera, sarei diventato uno dei migliori giocatori dell’NBA, che avrei potuto prendermi cura della mia famiglia in questo modo, giocare con alcuni dei più grandi di sempre, far parte di una delle migliori organizzazioni e avere persino una scarpa firmata, non ci avrei mai creduto.»

«A volte, quando perdi, sei talmente concentrato sul gioco da perdere di vista la vita. Senza il basket non avrei mai incontrato la mia fidanzata. Pensavo sarebbe stato il baseball a segnare il mio destino. È incredibile come la vita prenda certe strade. Essere qui, quasi dieci anni dopo, in qualcosa che sembrava così lontano, è una benedizione. Questa è la mia vita. Posso fare questo per vivere. È un gioco da bambini, eppure la gente esulta, impazzisce, fischia e urla. Non l’ho mai dato per scontato. Amo questo sport.»

«Da bambino avevo difficoltà a scuola perché volevo soltanto arrivasse la ricreazione. Oggi, in pratica, faccio la ricreazione come lavoro. È pazzesco. Mi sento immensamente fortunato. Potremmo vincere un titolo qui, oppure no. Ma io ho già vinto nella vita e ne sono davvero felice. Questo non cambia la mia fame o il mio desiderio di vincere. Ma quando mi sveglio ogni mattina penso: “Sto bene”. Ho uno scopo e sono grato per ciò che sono riuscito a costruire come persona. Non smetterò mai di inseguire l’anello e, a dire il vero, continuerò a farlo fino all’ultimo giorno.»

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