Dan Peterson: “Il futuro del basket italiano resta nei giocatori italiani”

Olimpia Virtus Dan Peterson
Dan Peterson, Dan Peterson Night EA7 Emporio Armani Olimpia Milano - Umana Reyer Venezia LBA Legabasket Serie A UnipolSAI 2022/2023 Milano, 02/04/2023 Foto Claudio Degaspari // Ciamillo-Castoria

In un editoriale sulla Gazzetta dello Sport, il tecnico statunitense analizza la crisi della pallacanestro italiana e invoca una riforma basata sulla valorizzazione degli azzurri.

Dan Peterson interviene sulla crisi del basket italiano con un editoriale pubblicato sulla Gazzetta dello Sport, nel quale affronta il momento difficile vissuto sia dalla Nazionale sia dai club di vertice. Parte da un dato: dal 2004 l’Italia non ha più conquistato medaglie tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, mentre a livello di club l’ultima Eurolega italiana risale al 2001.

Secondo Peterson, la situazione rende ormai indispensabile una riforma strutturale del movimento. Tra i temi affrontati c’è anche il trasferimento del titolo di Brescia a Roma, che l’allenatore considera un esempio del deterioramento del sistema: “Lo sport non può essere questo”, scrive, contestando un modello nel quale promozioni, retrocessioni e identità dei club possono essere decise fuori dal campo.

Peterson guarda con scetticismo anche al progetto NBA Europe e cita il precedente della NBA China, mettendone in dubbio l’effettivo impatto sulla crescita della pallacanestro locale. Ma il punto centrale del suo editoriale riguarda soprattutto lo spazio riservato ai giocatori italiani.

L’ex allenatore di Milano propone infatti che ci siano sempre almeno due italiani in campo, prendendo esempio da altri campionati europei. “Bisogna farli giocare”, è il concetto alla base della sua proposta. Peterson respinge inoltre le critiche rivolte ai giocatori italiani, ricordando i risultati ottenuti dalle Nazionali azzurre e la propria lunga esperienza alla guida di cestisti italiani.

A sostegno della sua tesi cita anche un dato storico: prima del 2000 erano 25 i giocatori provenienti dal campionato italiano entrati nella Hall of Fame, mentre da allora l’unico è stato Manu Ginobili, arrivato in NBA dopo l’esperienza in Italia.

La conclusione è un richiamo al passato e alla qualità dei roster italiani di un tempo, quando un numero limitato di stranieri lasciava maggiore spazio ai talenti locali. “Due stranieri giusti, non dieci mediocri”, sintetizza Peterson, che individua proprio nella valorizzazione dei giocatori italiani il progetto necessario per rilanciare il movimento: “Il futuro della nostra pallacanestro restano i giocatori italiani”.

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