Crisi nera in casa dei Chicago Bulls, che contro i Golden State Warriors – in back to back e privi di Steph Curry e Draymond Green – hanno perso la settima partita consecutiva.
Coach Billy Donovan continua a ripetere le stesse parole che utilizzava anche per commentare il buon inizio di regular season.
“Non abbiamo più un Jimmy Butler che può risolvere le cose con una tripla, una penetrazione e le altre cose che ha fatto stasera. Quella è la sua identità di giocatore, mentre noi dobbiamo fare tutto insieme. Ok i tiri da tre o i tanti punti concessi da seconde chance, ma per noi si tratta di fare attenzione a tutto, partendo dai piccoli dettagli”.
Il calendario – 2 partite in 10 giorni – consentirà al team di lavorare e mettere benzina nel motore per ripartire con un passo diverso.
Donovan ritiene che i più giovani non abbiano ancora compreso fino in fondo cosa serve per ‘restare a galla’ in NBA:
“Credo che questo sia un gruppo che va molto, molto d’accordo; tutti si piacciono. Ma finché non inizieranno a volersi bene al punto da buttarsi a rimbalzo, tuffarsi per una palla vagante, non per sé stessi ma per i propri compagni, allora le cose non cambieranno. Perché quando fai quelle cose stai dimostrando un enorme rispetto per l’uomo seduto accanto a te… Penso che per i giocatori più giovani a volte sia difficile: sono così concentrati su sé stessi, vogliono giocare bene. Questo non nasce necessariamente da un cattivo intento, vogliono semplicemente fare bene. Ma finché non ci concentreremo sulle cose controllabili, i problemi continueranno.”
Poi ha aggiunto: “L’ho sempre detto: l’avversità ti dà delle risposte, e credo che l’avversità sia la cosa migliore che puoi attraversare, perché le risposte spesso sono proprio davanti ai tuoi occhi. Sta a tutti noi scegliere se affrontarle o ignorarle. Nelle difficoltà che stiamo vivendo, nelle sconfitte, emergono i tuoi veri colori, la tua identità e il tuo carattere competitivo. Sono i dettagli a fare la differenza. Non siamo così talentuosi o così forti da poter prescindere da questo. Ecco perché non ho mai parlato degli infortuni: è questione di come dobbiamo giocare. Per me la disconnessione sta nel fatto che, finché tutti non si preoccuperanno abbastanza l’uno dell’altro in quello spogliatoio, niente cambierà.”
“Dovremo aiutarci a vicenda, rendere il gioco più facile l’uno per l’altro e tornare a giocare come a inizio anno: otto giocatori in doppia cifra, più di 30 assist. Dovremo prenderci sul serio cura l’uno dell’altro, collettivamente. Alla fine, parte tutto a qui.”





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