Brescia, ora non c’è più niente… di Sergio Bertazzi

Conferenza Mauro Ferrari Germani Pallacanestro Brescia LBA Legabasket Serie A Unipol 2025/2026 Brescia, 27/06/2026 Foto Gianluca Checchi / Ciamillo-Castoria

L’editoriale del nostro Sergio Bertazzi su questi folli 30 giorni della Pallacanestro Brescia

Esattamente un mese fa Brescia si apprestava a preparare la terza semifinale Scudetto degli ultimi 3 anni, al termine di una serie bellissima vinta 3-2 contro Trieste e di una stagione regolare da record al secondo posto. 30 giorni dopo non c’è più niente: nè playoff, nè LBA, nè A2, nè B1 (al momento è così, al 7 luglio se ne riparlerà). Di trasferimenti di titoli e di fallimenti nel nostro basket, purtroppo, se ne sono visti parecchi, ma lo stop di Brescia è stato eclatante e inedito: da tutto a niente, da cento a zero. Una “Ferrari” (giusto per rimanere in tema) che ha continuato per anni ad accelerare nonostante si vedesse il muro di mattoni che si ergeva in mezzo alla strada. Perchè?

Partiamo dal presupposto che l’”operazione Roma-2” è perfettamente lecita e un imprenditore può operare nei limiti della legge come meglio crede. Poi però bisogna prendersi le responsabilità delle proprie scelte e la conferenza stampa di San Zeno Naviglio di questo sabato è andata in tutt’altra direzione. E’ stata accusata la stampa bresciana per il clima incandescente al di fuori della sede: eppure, è difficile capire cosa avrebbero dovuto scrivere i giornali in questo mese di “silenziosa follia” in cui i rumors impazzivano e il proprietario non smentiva per salvaguardare l’operazione. L’unico comunicato in questo mese è stato un “la Pallacanestro Brescia resta a Brescia”: in questo momento, può essere ritenuta un’affermazione veritiera se ci si ferma alle sole giovanili, che dovrebbero rimanere in città.

E’ stata accusata la piazza, rea di non aver aiutato sufficientemente un progetto che a detta di Ferrari stava diventando insostenibile: una “denuncia” delle difficoltà economiche nel sistema basket che Ferrari ha fatto spesso in questi anni dicendo anche molte cose condivisibili e inappuntabili. Eppure, qualche conto non torna nella ricostruzione. “Ho convocato una cena di 40 imprenditori l’anno scorso, mi hanno risposto due signore. Non è questione di non farcela più, non è etico che la mia famiglia continui a mettere liquidità tra i 3 e i 4 milioni all’anno nel basket cittadino”. Un grido d’aiuto lontano dalle telecamere che evidentemente non sarebbe stato ascoltato da altri imprenditori. E allora però la domanda sorge spontanea: se davvero la situazione stava diventando insostenibile, perchè continuare ad accelerare invece che frenare? Nel 2024 con l’ingresso nella maggioranza di Germani trasporti del fondo Eurizon e con la sponsorizzazione di Germani a Pallacanestro Brescia inevitabilmente ridotta, perchè continuare a mantenere o addirittura alzare le spese per la squadra invece di rimanere nei paletti della tanto venerata sostenibilità? Nella stagione 2024-25 i costi di Brescia ammontavano a 8.9 milioni di euro: la Trento della Coppa Italia, nominata nella conferenza stampa come modello di gestione sportiva non gradito a patron Ferrari, ne ha spesi 6.1. La differenza tra le due cifre rientra quasi nei 3-4 milioni all’anno che, a detta di Ferrari, la sua famiglia metteva ogni anno e che non erano “etici”. Eppure, nessuno in questi due anni a Brescia si sarebbe strappato le vesti se non si fosse raggiunta la semifinale scudetto e se si fosse rimasti tranquillamente a metà classifica. Pur di continuare ad esistere, la piazza avrebbe volentieri abbassato le proprie pretese, sempre se quello sia stato effettivamente il problema che ha portato a questa cessione. Come si può parlare di mancata sostenibilità e di troppi costi nella stessa estate in cui si erano messi sotto contratto Wheatle, John Brown, Veronesi e si stava trattando Ike Iroegbu?

La seconda domanda che sorge spontanea ascoltando la conferenza stampa è: ma se la situazione era questa, perchè non chiedere aiuto pubblicamente facendo questo discorso un anno fa? Non sarebbe cambiato nulla? Non si può sapere, ma se il problema fosse stato davvero un sostegno della città insufficiente (e a vedere la canotta piena di sponsor come nessun altra in LBA e una percentuale di riempimento del palazzetto del 90% vengono un paio di dubbi…), in quel caso almeno si sarebbe messa Brescia in uno stato di urgenza per correre in soccorso del proprio basket. Invece, niente di tutto questo. Comprensibile il voler fare un passo indietro dopo aver speso tanto tempo e tanti soldi in un progetto, ma se il problema fosse stata solo la sostenibilità allora si poteva fare un passo indietro anche tempo fa e mantenendo il basket in città, a costo di prendere sicuramente meno soldi di quelli che avrà sborsato Matiasic. Tutto invece è finito, in un’annata in cui il basket italiano ha perso ben 3 piazze nella sola LBA per vicende extra campo (Trapani, Cremona, Brescia): si dice che tutto vada bene, ma i segnali d’allarme sono tantissimi. Eppure questa macchina sportiva chiamata Pallacanestro Brescia ha continuato ad accelerare e a puntare contro un muro di mattoni, regalando emozioni incredibili in questi anni ai tifosi che però, se avessero potuto scegliere, avrebbero sicuramente preferito una gita in bicicletta con la possibilità di continuare anche dopo il 2026 la loro strada. Ora sarà, forse, A2 o B1: una ripartenza che si auspica veloce dopo un intervento dal meccanico e dal carrozziere. Ma il pilota, sicuramente, non potrà più essere lo stesso

fonte dati bilanci: registro imprese

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