Brescia, Cremona… Roma. Prevale il senso di smarrimento: dove stanno portando il basket italiano?

All’indomani dell’avvio dell’iter per il trasferimento della sede di Pallacanestro Brescia a Roma, il sentimento prevalente è uno: smarrimento

All’indomani dell’avvio dell’iter per il trasferimento della sede di Pallacanestro Brescia a Roma, il sentimento prevalente è uno: smarrimento. Ed è proprio da qui che bisogna partire, provando a mettere ordine in una vicenda che tocca regolamenti, visione politica, comunicazione, territori e futuro del movimento.

La prima riflessione è necessaria: nessuno ha violato i regolamenti. Le norme FIP prevedono il trasferimento di sede, entro determinate condizioni e con l’autorizzazione degli organi competenti. Allo stesso tempo, va ricordato un principio fondamentale: secondo il Regolamento Organico FIP, i titoli sportivi non possono in alcun modo essere oggetto di compravendita o valutazione economica. Non si comprano e non si vendono: vengono attribuiti dalla Federazione.

Detto questo, nulla preclude la presenza di due squadre a Roma. Anzi, in fondo tutto questo può anche essere letto come modernità: capitali nuovi, progetti ambiziosi, una piazza storica che torna al centro della scena. Il tema, però, è un altro: dove stiamo andando?

La FIP dovrebbe essere custode del movimento. Come tale, dovrebbe controllare con attenzione chi entra in casa e, allo stesso tempo, proteggere chi è già dentro. Per questo sarebbe stato auspicabile un diverso atteggiamento comunicativo, soprattutto nel rispetto dei tifosi dei club coinvolti. Più che dichiarazioni trionfalistiche sul ritorno della pallacanestro in una piazza gloriosa come Roma, ma reduce anche da anni di profonda depressione, ci si attende vigilanza, e tutela del diritto sportivo. Era un “motto” di Gianni Petrucci qualche anno fa. Suo, non non nostro. Suo.

Il 26 giugno le squadre di LBA non conoscevano ancora il reale organico della competizione. Nel frattempo abbiamo visto il progetto di Paul Matiasic illudere e poi abbandonare Trieste. La domanda, ora, è inevitabile: quali sono i suoi reali obiettivi a Roma? Ripartiamo da due club, BC Roma SPQR e Maxima Roma, destinati a dipendere solo dal progetto NBA Europe, Ma che intanto si iscrivono alle competizioni ECA?

E ancora: come potranno reggere per tutta la stagione senza un sostegno reale di tifosi e numeri al palazzo? Dal 2020 la LBA ha già perso una volta la Virtus Roma, e quest’anno Trapani Shark. Due aspetti, pubblico e solidità, che oggi non sono certo assicurati. Si riparte già con una spada di Damocle sopra la testa?

C’è poi il capitolo delle proprietà uscenti. Non faremo i conti in tasca ad Aldo Vanoli per Cremona o a Mauro Ferrari per Brescia. Vanoli ha costruito una società che per oltre un decennio si è distinta tra LBA e A2. Ferrari ha ridato vigore a Brescia dopo la pandemia, mantenendola stabilmente ai vertici del campionato. Entrambi hanno vinto una Coppa Italia. Gli investimenti erano i loro, così come le valutazioni sulla partecipazione locale e sulla sostenibilità futura. Se hanno ritenuto di non poter andare avanti, la scelta resta loro e va rispettata.

Hanno entrambi divertito, fatto appassionare, vinto, costruito. Ed entrambi non hanno lesinato negli anni “gridi di dolore” con echi di solitudine. Nel caso di Mauro Ferrari, forse, sarebbe stata gradita una comunicazione differente. Ma si attende ora di capire cosa dirà nella conferenza stampa convocata a San Zeno nel tardo pomeriggio.

La vicenda insegna qualcosa anche sullo scenario europeo. La FIBA fa le pulci alle società italiane dopo il caso Trapani Shark, dicendo no alla domanda d’iscrizione di Trieste e chiedendo chiarimenti a Brescia, prima del trasferimento di sede. ECA, invece, accoglie tutti: sei squadre italiane in EuroCup, comprese le due romane. Due modalità completamente diverse di gestire le regole d’ingaggio.

Sul fondo resta un dato evidente: in tutta Europa si nota una forte iniezione di denaro su molti club. In Turchia arriverà una terza squadra di EuroLeague, in Grecia PAOK e Aris vogliono sedersi al tavolo di Olympiacos e Panathinaikos. Anche in Italia si prospettano investimenti importanti: Varese ha provato a soffiare Ousmane Diop a Milano, mentre le due romane, per convincere il pubblico, dovranno inevitabilmente costruire squadre di livello.

Potremmo essere davanti a un innalzamento competitivo del campionato. Potremmo persino essere all’inizio di una nuova epoca dell’oro per il basket italiano. Ma oggi, prima dell’entusiasmo, resta soprattutto una sensazione: smarrimento.

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