Anche la Big 12 interviene nel caos sull’eleggibilità NCAA. Dopo le iniziative di SEC e Big Ten, la conference ha approvato all’unanimità il divieto di inserire nei roster atleti che abbiano già intrapreso una carriera professionistica. Una decisione ancora più estesa, perché applicabile a tutti gli sport e non soltanto a football e basket.
La regola esclude chi ha dichiarato la propria eleggibilità a un Draft senza ritirarsi nei termini previsti, chi è stato inserito nel roster di una squadra professionistica e chi ha firmato un contratto con qualsiasi lega professionistica. Quest’ultimo passaggio può riguardare direttamente anche i giocatori provenienti dai campionati europei.
Il provvedimento assume un peso particolare considerando il livello dei college appartenenti alla Big 12. Nel basket ne fanno parte programmi storici o di primo piano come Kansas, Houston, Arizona, Baylor, Iowa State, Texas Tech, BYU, Cincinnati, Kansas State, Oklahoma State e West Virginia, oltre a Utah.
Proprio Utah aveva ingaggiato Noam Yaacov, dichiarato però ineleggibile dalla NCAA dopo una lunga esperienza professionistica tra ASVEL, Hapoel Tel Aviv e Ostenda. Il motivo preciso del diniego non è stato reso pubblico, ma la nuova norma della Big 12 renderebbe comunque incompatibile il suo percorso professionistico con la partecipazione alla conference.
La Big 12 si spinge così oltre la SEC, la cui disposizione fa riferimento soprattutto agli atleti passati da NFL, NBA, G League e WNBA. La formula scelta dalla conference comprende invece ogni lega professionistica, senza distinzioni geografiche, creando una barriera evidente anche per i prospetti cresciuti nei club europei.
Mentre alcuni tribunali contestano le limitazioni NCAA e autorizzano singoli atleti a tornare al college, le principali conference americane stanno dunque costruendo regole autonome. Il messaggio della Big 12 è il più netto: una volta diventati professionisti, non sarà possibile rientrare nello sport universitario.



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