Roma è tornata al centro del basket italiano, almeno sulla carta. Due nuove realtà, BC Roma SPQR e Maxima Roma, hanno compiuto i passaggi formali più importanti: presentare domanda d’iscrizione alla LBA e all’EuroCup. Non è poco, anzi. In una città che da anni attende il ritorno del grande basket, sono segnali pesanti. Ma oggi, 7 luglio, resta una domanda inevitabile: cosa sappiamo davvero?
Poco. Quasi nulla. BC Roma SPQR non ha ancora ufficializzato l’allenatore, né ha delineato in modo chiaro i propri quadri dirigenziali. Maxima Roma si trova in una situazione simile: proprietà e progetto esistono, le mosse dietro le quinte evidentemente ci sono, ma dall’esterno il quadro resta opaco. Il sito di Maxima Roma è inattivo, i canali social delle due società sono sostanzialmente muti.
Sia chiaro: le proprietà americane hanno spesso tempi, linguaggi e modalità di comunicazione diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia e in Europa. Sono meno inclini ad assecondare l’attenzione ossessiva del nostro mercato, dei tifosi e dei media. È legittimo. Ma qui non si parla solo di mercato: si parla di costruire due club nuovi di zecca, in una piazza enorme, affascinante e complicata.
Un esempio su tutti: sappiamo che Amedeo Della Valle ha firmato con Varese, ma nulla è stato chiarito pubblicamente sulla sua risoluzione con Maxima Roma, che aveva ereditato il suo contratto da Brescia. È solo un dettaglio? Forse. Ma in questa fase i dettagli diventano sostanza, perché contribuiscono a creare fiducia o ad alimentare dubbi.
Roma ha bisogno di entusiasmo, identità, volti, parole. Ha bisogno di sapere chi guiderà le squadre, chi le costruirà, dove giocheranno, quale sarà l’idea tecnica e quale il rapporto con la città. In una fase già complessa per il basket italiano, il silenzio delle due romane non aiuta.
I potenziali tifosi oggi restano tali: potenziali. Per trasformarli in pubblico, abbonati, comunità, serve comunicare. Non tutto, non per forza subito. Ma qualcosa sì. E il momento è adesso.





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