Baraldi: Il blocco delle retrocessioni sarebbe la morte civile del basket

Foto Ciamillo
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Le parole dell'amministratore delegato della Virtus Bologna: Venendo meno anche botteghini e sponsor, rimangono praticamente solo costi. Così il basket non regge: avevo proposto di prenderci un mese e mezzo per studiare il rilancio, con un format nuovo. Ma è stato un predicare nel deserto

Queste le parole di Luca Baraldi, CEO della Virtus Bologna, a Tuttomercatoweb.

Virtus Bologna che ha messo a segno il colpo Marco Belinelli.

“L’idea nasce da molto lontano, ci siamo avvicinati da inizio anno, febbraio, quando sulla stampa si è cominciato a leggere l’eventualità che Marco avrebbe potuto lasciare gli USA. A quel punto il mio presidente Massimo Zanetti mi ha detto di provare a verificare se fosse stata possibile un’operazione così importante per dare slancio al progetto. Quindi ci siamo messi in contatto col suo entourage, che sono i suoi fratelli, e ci hanno detto che avrebbero valutato il rientro in Europa alla fine dell’anno. Il corteggiamento è stato lento e lungo fino alla concretizzazione della scorsa settimana, quando si sono chiuse le liste NBA. Ha deciso di rientrare, e in poche ore abbiamo chiuso”.

Cosa vi porta Belinelli a livello di ambizioni?
“Il suo arrivo è un momento molto importante nel percorso, ed ha diversi significato. Intanto di tipo tecnico, visto che possiamo considerarci adesso anche competitori per il campionato italiano. In Euro Cup vorremmo riuscire a vincere, non soltanto arrivare in fondo: ci darebbe la possibilità di accedere all’Eurolega, ed è infatti l’obiettivo primario per la stagione. Poi Belinelli porta grande personalità ed esperienza, e con questa operazione ci poniamo al vertice del basket europeo. Il presidente Zanetti sta mantenendo la parola data”.

Lei che ne pensa della reazione del basket al Covid?
“Ho sempre dichiarato in assemblea, e ci sono le registrazioni, che noi saremmo stati del parere di continuare anche solo per gli investimenti. Credo però, a titolo personale, che per il sistema sarebbe stato meglio fermarsi: tolta qualche squadra, a livello italiano ci sono debolezze e mancano strutture di ricavi. Venendo meno anche botteghini e sponsor, rimangono praticamente solo costi. Così il basket non regge: avevo proposto di prenderci un mese e mezzo per studiare il rilancio, con un format nuovo. Ma è stato un predicare nel deserto, siamo stati gli unici a tenere questa linea, in maniera anche incomprensibile. Il blocco delle retrocessioni, a mio giudizio, sarebbe la morte civile del basket, tante partite non avrebbero senso di esistere. Per noi poi più si gioca e meglio è, gli incassi arriveranno: la nostra arena contiene 10.000 persona, e con Bologna che è basket city possiamo recuperare il gap. Per altri sarà più difficile”.

Vi aspettate tutele dall’apparato pubblico?
“Dal Governo non ci hanno detto niente, ma so che la federazione lavora assieme alla Lega Pro di calcio e altri per avere delle tutele. In realtà noi siamo dei professionisti, ma negli ultimi 20-25 anni non abbiamo lavorato sullo sviluppo dei diritti. Capisco le problematiche del calcio, ma noi non abbiamo neanche certe tutele, e mi sarei aspettato un pelo più d’attenzione. Abbiamo promesse dall’entourage del ministro Spadafora, e spero possa funzionare o ci saranno grandi difficoltà a riprendere dopo questa pandemia”.

C’è un’idea italiana dietro la Virtus?
“Abbiamo fatto valutazioni di tipo imprenditoriale e sportivo. Visti i regolamenti, l’importante è avere una base di italiani forti sulla quale poi innestare gli stranieri, e non so da quanti anni fosse che la Virtus non annoverava tre italiani nel quintetto. Per noi è un orgoglio, perché siamo italiani e ci teniamo alla nazionale, e vuol dire che lavoriamo per il bene del nostro basket”.

C’è il rischio che si crei una voragine tra voi con Milano e le altre?
“L’obiezione è corretta, ma leggo anche lo stimolo verso altri imprenditori, vedendo nomi importanti e investimenti come quelli fatti dal dottor Zanetti che ha fatto capire di avere una visione. Il mondo prima o poi ripartirà, e quando succederà saremo più forti di prima. Noi come Milano, ma ci metto dentro anche Venezia: spero che gli altri possano andare a traino. Il basket ha bisogno di nuovi imprenditori, delle grandi città e soprattutto di quelle del sud, come Napoli o una delle siciliane. Confido che i nostri investimenti siano uno stimolo, pur rimanendo la possibilità di un gap nell’immediato”.

Il calcio per lei rimarrà solo una parentesi?
“Mi sono legato al dottor Zanetti, seguo tutti gli atti sportivi del gruppo: abbiamo il ciclismo, uno dei team migliori al mondo, ma anche la squadra femminile di basket… Il calcio è sicuramente una delle genesi della mia vita ma anche una delle più grandi passioni del dottor Zanetti. Ad ora è così, un giorno chissà… Mai dire mai”.

Il basket europeo dovrà essere ripensato?
“Credo di sì, ci vuole una maggiore compattezza. Eurolega è una grande organizzazione privatistica, idem FIBA… Bisognerebbe razionalizzare ed unire le forze per un grande campionato europeo. Vedo progetti molto belli però anche a Valencia e Bayern Monaco, per dirne due che non siano tra le più grandi, quindi a mio modo di vedere serve un nuovo torneo europeo, pur mantenendo la sinergia con i campionati nazionali, che rimangono molto importanti”.

Fonte: Tuttomercatoweb.

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