Deni Avdija ha commentato le parole di Tari Eason, che aveva parlato di “zebre” (gli arbitri) insinuando un aiuto nei suoi confronti per andare spesso in lunetta, chiarendo di non essersela presa.
Intervistato da MrBuckBuck, Avdija ha spiegato così il suo punto di vista:
«Mi ha fatto ridere, davvero. Onestamente, affrontiamo la questione. Sono uno di quelli che attacca di più il ferro nella lega, sono molto fisico e non evito il contatto. Vado dritto verso il canestro. Non mi importa chi ho davanti, ci passo attraverso. Non gioco per cercare i falli, ma finisco per subirli. Fa parte del gioco. Non posso controllarlo. Sono molto aggressivo, inizio io il contatto ed è questo il mio gioco.
Sto solo dicendo che, se è difficile fermarmi, bisogna accettarlo o trovare un’altra soluzione. Io sono molto umile, lavoro duro e faccio sempre la scelta giusta. Non direi che fosse una scusa, era solo che… [Eason] era emotivo dopo la partita, quindi non l’ho presa in quel modo. Anch’io sono stato emotivo dopo delle sconfitte, quindi lo capisco. Ma è stato bello vincere e superare tutto questo.»
Avdija ha quindi ribadito come il suo stile aggressivo e fisico sia la causa principale dei tanti contatti subiti, leggendo le parole di Eason come il frutto della tensione del post-partita più che come una vera accusa.





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