L’Assemblea di Lega Basket riunita ieri pomeriggio è stata molto animata, con un confronto ampio e propositivo tra i club sui temi più caldi del movimento. Al centro non c’è stata, a differenza di alcune letture superficiali emerse nelle ultime ore, la ricerca di regolamenti atti a contrastare i trasferimenti di sede. Quanto avvenuto con Cremona e Brescia, e il trasferimento di due realtà verso Roma, non ha infatti violato alcuna norma.
Il punto è un altro: non chiudere il sistema, ma renderlo più solido di fronte a dinamiche nuove e ad alcune “aggressioni” esterne. Il basket italiano, come quello europeo, sta vivendo una fase sorprendente: l’arrivo di capitali stranieri, fondi di investimento e nuovi soggetti economici interessati allo sport. Un fenomeno che può rappresentare una grande opportunità di crescita, ma che costringe i club a interrogarsi sulla propria struttura, sulla sostenibilità e sulla forza del legame con il territorio.
La vera difesa, è emerso nel dibattito, non può essere solo regolamentare. Deve passare dalla crescita dei club, da società più robuste, meno vulnerabili a offerte sproporzionate rispetto al loro valore reale. Belle parole, certo, i fatti sono di più complesso sviluppo, ma la volontà celata è soprattutto una: rendere la LBA, dunque l’Assemblea dei club, un blocco compatto, che affonta come insieme le sfide del futuro. E nel confronto con la FIP soprattutto.
In questo senso il ritorno di Roma ad alto livello è considerato un passaggio complesso, ma anche rilevante: l’Italia era una delle poche grandi nazioni europee senza la capitale rappresentata stabilmente ai vertici del basket. Il mercato romano presenta rischi evidenti, ma anche potenzialità enormi, soprattutto se saprà intercettare un pubblico giovane oggi sempre più attratto dall’NBA.
Proprio lo sviluppo del progetto NBA Europe sarà uno degli eventi decisivi dei prossimi mesi. La sua evoluzione potrebbe cambiare equilibri, ambizioni e strategie anche nel basket italiano, accelerando ulteriormente l’ingresso di capitali e modelli gestionali diversi.
Tra i temi emersi anche la prossima Coppa Italia. Il format sui cinque giorni non è in discussione, ma alcuni club vorrebbero concentrare le gare tra giovedì, venerdì, sabato e domenica. Come in passato. Altri, invece, ritengono preferibile confermare il mercoledì come giornata d’avvio e lasciare libero il venerdì, così da garantire un giorno di sosta a tutti e preservare l’equità competitiva. Il confronto proseguirà nelle prossime settimane, con una votazione attesa più avanti.
Saranno comunque salvaguardate le finali della NextGen e gli eventi di contorno, ormai parte integrante della manifestazione. Le proposte dei club confluiranno anche nel tavolo di lavoro già aperto con la FIP, con l’obiettivo di aumentare la partecipazione decisionale delle società e rafforzare un movimento entrato in una fase di trasformazione profonda.





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