Andrea Trinchieri è appena arrivato a Salonicco, ma l’idea alla base della sua nuova avventura con il PAOK è già chiara: costruire passo dopo passo, partendo praticamente da zero.
Intervistato da Meridian Sport, il tecnico italiano ha spiegato le similitudini che vede tra il nuovo progetto e la sua esperienza al Partizan.
“Ho appena iniziato. Ci sono molte similitudini con il Partizan. Il PAOK ha tifosi, storia, titoli, ma parliamo di un’altra epoca, ormai piuttosto lontana. Mi piacciono queste sfide. A volte, quando quasi non hai nulla, è più facile, perché lo accetti e ogni giorno vieni al lavoro e inizi a mettere insieme un pezzo alla volta. Questo è il mio lavoro”.
“Il trasferimento di Cedi Osman è stato fuori dal mio controllo”
Trinchieri ha parlato anche del nuovo PAOK, costruito attorno a due importanti acquisti come Cedi Osman e Nick Calathes.
“Prima di tutto abbiamo un proprietario che ha una visione e sa fare business. Non sa molto di basket, ma ogni giorno impara qualcosa, fa domande. È un grande uomo d’affari e sa che bisogna fare mosse fuori dagli schemi”.
Il tecnico ha raccontato anche come è nata l’operazione Osman.
“Ci mancava una guardia/ala titolare e il proprietario mi ha chiesto: ‘Chi è il migliore?’. Gli ho detto che, tra tutti i giocatori che potevamo prendere in considerazione, il migliore era Cedi Osman, ma che era sotto contratto. Tutto il resto lo ha fatto lui”.
Secondo Trinchieri, l’obiettivo era mandare un messaggio chiaro:
“Dovevamo fare qualcosa per lasciare il segno e mandare un messaggio: esistiamo, siamo tornati con desideri e ambizioni. Quel trasferimento era fuori dalla mia portata”.
Sul perché Calathes abbia scelto il PAOK dopo aver dichiarato di voler rimanere al Partizan, Trinchieri è stato sintetico:
“Nel basket è tutto una questione di tempismo”.
“Il mio amore per il Partizan durerà tutta la vita”
Il tecnico italiano non ha nascosto il proprio legame con il Partizan, squadra che ha allenato in passato.
“Non sono mai completamente obiettivo, perché il mio amore per il Partizan durerà tutta la vita, e forse anche oltre, se qualcuno mi darà la possibilità”.
Trinchieri ha seguito la squadra di Željko Obradović e ne ha apprezzato le prime uscite.
“Mi hanno davvero impressionato. Sono duri, atleticamente molto validi e per ora stanno giocando molto bene. Forse potrebbero aggiungere un giocatore, perché l’EuroLeague è molto dura e il calendario è pesante”.
“Mi piace il loro stile di gioco e si adatta ai giocatori che hanno. Sono grandi, duri, due o tre sono molto mobili. Non è affatto facile giocare contro il Partizan”.
“Alessandro Pajola è un piccolo diavolo in difesa”
Trinchieri ha poi parlato di Alessandro Pajola, arrivato al Partizan nell’estate 2026.
“Penso che i tifosi lo ameranno molto. È un piccolo diavolo in difesa, ma proprio un diavolo. Ha degli istinti incredibili”.
Il tecnico ha però sottolineato l’importanza di non chiedere al playmaker italiano di essere un grande realizzatore.
“Se non ci si aspetta che segni 20 punti, può essere un giocatore molto, molto interessante”.
“Mi dispiace quando perde il Partizan”
Trinchieri ha anche commentato la difficile stagione vissuta dal Partizan lo scorso anno e la successiva separazione da Obradović.
“Mi dispiace quando il Partizan perde, mi dispiace per tutto quello che è successo. Penso che non abbia fatto bene a nessuno: giocatori, tifosi, Željko”.
Il tecnico italiano ha poi sottolineato la qualità del nuovo progetto di Obradović.
“È stato doloroso, ma Željko ha trovato un posto fantastico e una squadra con un potenziale fantastico. Se qualcuno può costruire una squadra del genere, è lui, senza dubbio”.
Per quanto riguarda il Partizan, invece, Trinchieri considera fondamentale la gestione delle sconfitte:
“Sarà sempre fondamentale quello che succederà dopo una sconfitta, non dopo una vittoria. Il modo in cui reagiranno allora sarà la cosa più importante per il futuro”.
“Non si può giocare a basket senza giocatori locali”
Interrogato sull’importanza dei giocatori nazionali, Trinchieri ha ribadito una convinzione maturata anche durante la sua esperienza al Partizan.
“Servono stranieri forti, ma non si può giocare a basket senza giocatori locali. Questo l’ho imparato al Partizan”.
Il tecnico ha però precisato che non bisogna schierare giocatori locali a prescindere dal loro valore.
“Non bisogna spingere i giocatori locali a tutti i costi, ma in questi club, che hanno un grande sostegno da parte dei tifosi, i giocatori locali valgono cinque volte quello che possono darti”.
“Quando guardi un giocatore locale, vedi sempre i suoi difetti. Ma se sposti un po’ l’attenzione, puoi vedere quello che può darti. Se ti aspetti che un giocatore locale segni 30 punti ogni sera, sarai deluso. Ma il basket non è solo fare 30 punti”.
“Il campionato greco è cresciuto enormemente”
Il PAOK dovrà affrontare anche un campionato greco che, secondo Trinchieri, ha fatto un importante salto di qualità.
“Non sarà il più forte, perché questo titolo appartiene alla Spagna. Ma questo campionato è cresciuto enormemente. Il salto è stato enorme”.
Il tecnico ha evidenziato la presenza delle due principali squadre greche in EuroLeague e di altre realtà ambiziose.
“Ci sono le due migliori squadre in EuroLeague, altre due che vogliono e sognano di giocare in EuroLeague. L’AEK è sempre lì e gioca le finali praticamente ogni stagione in BCL”.
“Chi parla di titoli vuole il male del PAOK”
Nonostante l’entusiasmo intorno al nuovo progetto, Trinchieri invita a non bruciare le tappe.
“La pressione non è mai un problema per me, perché se c’è pressione significa che sei importante e che ci si aspetta qualcosa da te. Ma siamo ancora molto lontani”.
Il tecnico ritiene che il PAOK debba colmare un divario che non può essere eliminato in una sola stagione.
“Dobbiamo recuperare qualcosa che non può essere recuperato in una stagione. Abbiamo tre livelli di distanza. Non solo con l’allenatore e i giocatori, ma con l’intera organizzazione”.
E per questo motivo non vuole sentir parlare di titoli.
“Chi parla di titoli vuole il male del PAOK. Io non ascolto queste cose”.
“Penso solo al prossimo allenamento”
Sul futuro del PAOK e sulla possibilità di arrivare un giorno in EuroLeague, Trinchieri non vuole fare previsioni.
“Non mi aspetto nulla. Mi aspetto solo il prossimo allenamento e la prossima partita. Questa è una domanda per la mia dirigenza”.
Il suo obiettivo per i prossimi dodici mesi è molto più concreto:
“L’anno prossimo, in questo periodo, vorrei che la squadra fosse cresciuta, che lavorassimo meglio e che l’organizzazione fosse cresciuta. Ma soprattutto vorrei che non ci arrendessimo mai. I risultati non sono sotto il mio controllo, non sono sotto il controllo di nessuno”.
Fonte: Meridian Sport





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