Andrea Conti ha raccontato alla Provincia di Cremona la fine del suo lungo percorso con la Vanoli Cremona, vissuto tra otto stagioni da giocatore e nove da dirigente. Il passaggio a Udine apre un nuovo capitolo, ma nelle sue parole emerge soprattutto il peso umano di un legame che va ben oltre il basket.
«Si parte dai ricordi. E quando sono così tanti fai fatica persino a metterli in ordine».
«Sono arrivato a Cremona che ero un ragazzo, qui ho conosciuto mia moglie, qui è nata la mia famiglia. Alla fine non è stata soltanto una società di basket: è stata casa mia».
«Mi sento cremonese».
Conti non nasconde il dolore per la chiusura della Vanoli e spiega quanto la società abbia inciso sulla città e sulle persone che l’hanno vissuta per anni.
«Fa male tanto. Ed è un dolore sincero, profondo».
«Dietro una società non ci sono soltanto risultati o classifiche: ci sono persone, storie, abitudini».
«La Vanoli ha rappresentato tutto questo».
Il dirigente guarda ora a Udine, ma lascia chiarissimo cosa resterà Cremona nella sua vita.
«A Udine vorrei portare anche un po’ di quella che io chiamo vanolinità: il senso di appartenenza, il rapporto umano».
«Cremona per me sarà sempre casa».





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