Intervistato da Giuseppe Nigro su “La Gazzetta dello Sport”, Amedeo Tessitori ha parlato del suo ottimo momento di forma: “Playoff così non li avevo ancora mai disputati. Era anche il momento. Col club è uno dei momenti più alti della carriera, quello per cui stavo lavorando. Non è ancora finita ma è un buon punto. Credo di essere ora in una condizione abbastanza buona sia di maturità cestistica che di maturità fisica. È un momento della mia vita particolare, molto bello. Sono riuscito a trovare una persona con cui costruire una famiglia, Giorgia, e stiamo aspettando una bambina: siamo al quinto mese. Un momento perfetto, questa finale cade a pennello”.
Nella sua crescita, Tessitori ha sottolineato anche l’importanza di coach Spahija: “È stato come la cucina fusion, quando unisci due gusti diversi. C’è voluto un po’ di tempo, a lui per inquadrare il mio gioco e a me per entrare nella sua idea di basket. Al terzo anno insieme siamo arrivati al punto in cui ci siamo ben chiariti e uniti nel modo migliore. Il suo è un gioco molto veloce in cui si tende a correre tanto, e io non sono un atleta, un centometrista. Ora cerchiamo di usare queste cose a nostro vantaggio: riesco a fermare un secondo il gioco nei momenti di maggiore caos, per tornare noi stessi prima di riprendere a correre come sappiamo. Una simbiosi che adesso sta funzionando”.
E adesso la grande sfida contro Milano: “Noi siamo una squadra che non si affida a una persona sola, ma trova il giocatore e la situazione da sfruttare a seconda delle esigenze della gara. Quello che mi viene chiesto è mettere pressione vicino a canestro, per tenere sempre qualcuno della difesa a occupare quello spazio e aprire così il campo altrove. E penso che vedermi là sotto dia anche ai compagni più fiducia nell’andare a tirare o penetrare. Dovremo essere bravi a togliere loro sicurezze. Hanno giocatori di talento in tutti i ruoli, ma ogni squadra ha punti fermi: dobbiamo cercare di non farglieli trovare facilmente come fatto finora, mettergli un po’ di dubbi e farli pensare un po’ di più”.
Per Tessitori si parla anche di futuro, dopo quattro anni alla Reyer: “Qui è casa, ma dopo tanto tempo in giro è giusto che dopo la fine della carriera rientri nelle mie zone, il mio toscano interiore ha bisogno di tornare in patria: a Castelfranco abbiamo tante piante di ulivo, un bel frutteto, nell’ultimo periodo abbiamo piantato un po’ di vigna. Se sono pratico? Lo sarei molto di più se fossi rimasto a casa, ma quando tomo in estate un po’ di ramato alla vigna vado a darlo, così come a dare una mano a mio padre e mio fratello nel bosco. Sono i momenti in cui ricarico di più le batterie. Ma finché reggo voglio giocare più possibile: tanti ex dicono che il basket gli manca, io voglio farmi venire la nausea, così la mancanza ci metterà più tempo ad arrivare. E mi sto ancora divertendo”.





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