Dopo il derby, Trieste paga stanchezza e un approccio “supponente”, lasciando spazio alla rimonta boema già nel primo tempo. Nel quarto periodo arriva il -2 e il contropiede del pari, ma Nymburk risponde e chiude 91-85.
Trieste apre con autorità, tocca il 16-7 e sembra poter indirizzare la gara grazie a un Brown ispirato già nel primo quarto. Ma l’inerzia si spezza presto: cambi ampi, cinismo che si perde e Nymburk che risale fino al 25-23, sfruttando permissività difensiva e l’abbassarsi dell’agonismo dei nero-arancio.
Nel secondo quarto i giuliani tornano anche a +5 (39-34), senza però dare continuità: tra “sterili sparatorie” dall’arco e palle perse attribuite alla supponenza, i cechi trovano prima il 30-30 e poi il sorpasso, andando all’intervallo avanti 48-46. Dopo la pausa, l’attacco di Trieste si inceppa e l’inerzia passa ancora agli ospiti, capaci di allungare fino al 63-53; il rientro di Ruzzier dà una scossa, ma al 30’ Nymburk è ancora davanti 71-67.
Nell’ultima frazione, invece di “do or die”, arriva un avvio fatto di triple senza ritmo e poca aggressività sul possesso, con Nymburk che sale anche a +11. Trieste torna sotto: Uthoff firma il -6, Ross rientra fino al -2 (78-80) e Brown manda Ramsey al contropiede del possibile pari, ma Svoboda replica e i cechi riprendono margine fino all’88-83 a 1:53, chiudendo poi 91-85. Per Trieste, oltre a Brown (19), doppie cifre per Uthoff (13) e Ramsey (9), in una sconfitta raccontata come “bruciante” e figlia di una gestione ancora fragile.




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