Walter Galbiati, su Affari&Finanza, firma un editoriale dal titolo: «Perché Armani vuole un grande gruppo per erede».
Leggiamo: «Gli alti e i bassi del settore della moda possono essere attutiti meglio all’interno di un conglomerato, perché non sempre la gestione prudente così come l’ha messa nero su bianco Armani i nel suo testamento, ovvero con poco debito, pochi dividendi e tanti investimenti è garante della continuità aziendale. Armani i non vede il futuro del suo nome nemmeno in mano a un altro grande marchio italiano, forse perché teme che possa minare l’unicità del suo stile, fatto di eleganza e semplicità».
E ancora: «Non è stata esclusa nel testamento la via in solitaria, con la Fondazione azionista e il gruppo quotato, ma una volta venduto il 15% a uno di questi grandi player difficilmente si tornerà indietro. E se non sarà EssilorLuxottica, che comunque ha nell’azionariato lo Stato francese attraverso Cdc, l’equivalente della nostra Cassa depositi e prestiti, e la sua controllata Bpifrance, Armarli entrerà nell’orbita dei francesi, capaci più degli italiani di creare un ecosistema industriale favorevole ai grandi gruppi».





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