Il Derthona Basket è, fin qui, la squadra più in difficoltà di questi playoff, soprattutto pensando alla preparazione di Mario Fioretti. I piemontesi sono stati avanti pochissimi minuti nelle prime due partite, sono finiti entrambe le volte oltre i 15 punti di svantaggio e hanno avuto un tratto comune evidente: buon approccio iniziale, poi crollo netto davanti alla fisicità della Reyer Venezia.
Il dato più preoccupante non è solo lo 0-2, ma il modo in cui è arrivato. Tortona ha mostrato lampi di lucidità, soprattutto nei primi tempi, ma non ha mai dato la sensazione di poter reggere davvero l’urto per quaranta minuti. In Gara 2 è rimasta avanti all’intervallo, ha sistemato meglio il tema rimbalzi rispetto alla prima sfida, poi si è dissolta quando Venezia ha alzato pressione, atletismo e intensità difensiva.
Il parziale decisivo tra terzo e quarto periodo racconta la fragilità del momento: la Reyer ha cambiato ritmo, Tortona ha iniziato a perdere palloni, a forzare conclusioni e a subire fisicamente ogni possesso. Una squadra costruita per esecuzione, spacing e disciplina offensiva non può permettersi di andare fuori giri così a lungo, soprattutto in una serie in cui parte già senza vantaggio del campo.
A pesare è anche la scarsa capacità di generare extra possessi difensivi: solo 3.5 recuperi di squadra a partita nelle prime due gare sono troppo pochi per cambiare l’inerzia contro una Venezia più fisica. In Gara 2, poi, ha tradito la coppia Vital-Hubb, ferma a 11 punti complessivi: troppo poco da due giocatori chiamati a creare vantaggi, allargare il campo e dare continuità all’attacco.
La buona risposta di Gorham e qualche contributo dalla panchina non bastano a ribaltare il quadro. Ora il Derthona Basket torna a casa con le spalle al muro: per riaprire la serie serviranno più ritmo, più impatto dagli esterni principali e soprattutto una tenuta mentale diversa nei momenti in cui Venezia aumenta la fisicità. Altrimenti il 2-0 rischia di diventare presto una sentenza.





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