Domenica alle 18:15, alla Itelyum Arena, Pallacanestro Varese ospita Pallacanestro Trieste in un match che, sulla carta, vale poco in termini di classifica. Varese è già salva con tre giornate d’anticipo — traguardo per nulla scontato in una stagione complessa — mentre Trieste è già sicura di un posto nei playoff. Ma dietro questa sfida si cela molto più di quanto appaia, perché il confronto tra le due squadre mette in evidenza alcuni passaggi interlocutori della gestione Scola a Varese.
Quando Scola prese in mano la società nel 2022, sembrava l’inizio di una nuova era. Quella Varese, guidata in panchina da Matt Brase e in campo da Colbey Ross, stupì tutti e si guadagnò un posto tra le grandi, mancando i playoff solo a causa della penalizzazione per il “caso Tepic” — una pendenza ereditata dalle gestioni precedenti, ma che rimane comunque una macchia nella gestione Scola, se non altro per carenza di controllo.
Da quel momento, però, il progetto si è progressivamente sfilacciato. Nel 2023-2024 Varese ha galleggiato nonostante l’arrivo di Nico Mannion, autore di una stagione da 20.3 punti e 6.6 assist di media. Quest’anno, con l’ingaggio del coach Kastritis al posto della sciagurata gestione di Herman Mandole, l’obiettivo è stato semplicemente evitare i guai peggiori. Missione compiuta, certo, ma al prezzo di un’altra annata senza ambizioni e senza crescita visibile.
A peggiorare il bilancio, c’è l’emorragia di talenti e dirigenti che hanno fatto fortuna altrove. Anzi, proprio a Trieste. A partire da Mike Arcieri, nominato GM dell’anno nella stagione 2022-2023 proprio con Varese, ma fuoriuscito in estate per una mancata offerta di rinnovo pluriennale. Oggi Arcieri è a Trieste, dove ha costruito una squadra solida e competitiva, certamente anche grazie a risorse superiori e ad un ingaggio piu alto: Colbey Ross è il leader, ancora una volta decisivo dopo l’esperienza varesina; ci sono anche Markel Brown, Sean McDermott e Justin Reyes. E poi c’è la panchina: a fine stagione potrebbe arrivare addirittura Matt Brase, lo stesso che portò Varese a sfiorare la gloria e poi restò negli USA per entrare nello staff dei 76ers.
Ovvio, scegliere i 76ers era cosa obbligata, ma quel tira e molla estivo fatto di grandi silenzi tra le parti, fino all’addio, lasciarono il senso di qualcosa di rotto. E insanabile.
Nel frattempo, Paolo Galbiati, ex assistente di Brase a Varese, ha vinto una Coppa Italia con Trento, è candidato coach dell’anno (e lo merita più di chiunque altro) e sembra pronto al salto in un top club europeo. Altra professionalità passata per il “mondo Scola”, un’altra scommessa vinta, che però ha brillato altrove.
E così, mentre Trieste vola ai playoff con un’identità chiara e una struttura dirigenziale solida, oltre ad un budget certamente più alto, a Varese si celebra sì una salvezza, ma con il retrogusto amaro di chi si ritrova di nuovo al punto di partenza.
Tutto questo è stato accompagnato, negli ultimi mesi, da forti contestazioni nei confronti di Luis Scola. Il momento più acceso è arrivato dopo la sconfitta interna contro Cremona, quando la protesta della tifoseria ha superato i toni della critica sportiva, sfociando in attacchi personali e verbali eccessivi. Critiche spesso sproporzionate e ingenerose, considerando che Scola ha rilevato la maggioranza del club assumendosi rischi enormi, in un contesto che per anni aveva vissuto di proprietà frammentate e responsabilità diffuse.
E al tempo stesso un progetto ha confini più ampi, e la nuova strutturazione societaria, con investimenti degni di nota sulle giovanili, proseguono a fatti, e non solo a parole.
È innegabile però che, accanto ai meriti, ci siano stati anche errori. Scelte tecniche discutibili, mancate conferme, rotazioni dirigenziali sfortunate: aspetti che hanno compromesso l’ambizione iniziale del progetto. La speranza, ora, è che la salvezza possa rappresentare un punto di ripartenza per una stagione 2025-2026 di rilancio vero, dentro e fuori dal campo





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