Il terzo quarto sarebbe passato alla storia come uno dei più grandi quarti giocati dall’Olimpia in EuroLeague. Dalla parità a quota 39 dell’intervallo ad un incredibile 58-41, 19-2, per spaccare in due la partita di Madrid. Ci fosse stato il pubblico, avremmo parlato di arena ammutolita. Purtroppo, era l’anno del COVID, si giocava a porte chiuse, e il silenzio faceva da cornice a tutti i momenti di tutte le partite. Non solo quella giocata l’8 gennaio 2021 a Madrid, mentre fuori nevicava. E nevicava tanto.
Il terzo quarto cominciò con un corto jumper dall’angolo di Kaleb Tarczewski, poi con una tripla di Malcolm Delaney giocando a due con lo stesso Tarczewski; quindi, ci fu un errore di Kevin Punter corretto a rimbalzo dallo stesso Tarczewski e infine un tiro dalla media di Punter. Il 9-0 fu interrotto da Edy Tavares, ma poi riprese il dominio dell’Olimpia con un altro 10-0: Delaney, LeDay, ancora Delaney e infine Punter. Diciassette punti di vantaggio. In un attimo.
L’Olimpia avrebbe vinto quella partita con quattro punti di margine, subendo nel quarto quarto la proverbiale rimonta madridista. Ma Delaney e Rodriguez la spensero nei possessi decisivi. Quella sera a Madrid c’era già Zach LeDay. C’era anche Fabien Causeur ma con la maglia avversaria. Sergio Rodriguez giocava a Milano, così Kyle Hines, così Gigi Datome. Ci sarebbe stato Shavon Shields se proprio alla vigilia della partenza non si fosse fermato per infortunio.
La storia delle partite tra Real Madrid e Olimpia è una storia antica. Nel 1964, l’Olimpia perse una combattuta semifinale di Coppa dei Campioni a Madrid; nel 1966 vinse il doppio confronto che la qualificò per le Final Four e infine la lanciò verso la conquista del primo titolo europeo; nel 1967 a Madrid perse la finale di Coppa dei Campioni. La storia parla di 39 confronti “All-Time” di cui 27 vinti dal Real Madrid e 12 dall’Olimpia. Ma nella capitale spagnola, l’Olimpia ha vinto solo due volte: nel 2003/04 successe in Uleb Cup, l’attuale Eurocup, 62-61 dopo una battaglia difensiva comandata da Claudio Coldebella in campo, diretta da Attilio Caja dalla panchina. Nella massima competizione internazionale, l’unica vittoria dell’Olimpia a Madrid risale appunto a quell’8 gennaio 2021. Il record attuale è 2-17. Nella storia del confronto c’è anche una striscia di 15 vittorie in fila del Real Madrid, gare di Milano incluse. Tra queste anche un 92-89 del 2019 dopo un primo tempo dominato dalla coppia Nedovic-James. Quella striscia era stata frantumata proprio all’inizio della stagione 2020/21 a Milano, in una partita in cui si infortunò subito Malcolm Delaney e Coach Messina esibì per un buon numero di minuti Kyle Hines come regista di fatto della squadra.
Il Real Madrid del 2020/21 aveva perso a stagione già iniziata il suo playmaker Facundo Campazzo, che era andato a tentare di trovare il proprio posto nella NBA, a Denver. L’ala forte Anthony Randolph si era invece infortunato. Ma quella sera portò in campo una striscia vincente di sei gare. Era una squadra in eccellenti condizioni di forma. E l’Olimpia era priva oltre che di Shields anche di Vlado Micov. “Senza le nostre ali dovremo reinventare il piano gara”, disse alla vigilia Ettore Messina.
Riccardo Moraschini andò in quintetto da ala piccola (e giocò una grande partita catturando dieci rimbalzi), supportato da Gigi Datome (nove punti). Per il resto, Delaney, Punter, Rodriguez e Michael Roll si divisero i minuti destinati alle due guardie. Delaney segnò 14 punti, Rodriguez 17, Punter fece 2 su 10 dal campo ma i suoi canestri arrivarono entrambi nel break decisivo del terzo periodo. “Abbiamo vinto perché tutti hanno dato qualcosa in più. Si tratta di una vittoria prestigiosa, a loro mancavano alcuni giocatori ma sono sempre il Real Madrid e anche noi eravamo corti”, disse Messina alla fine.
La neve che aveva salutato la squadra all’ingresso nell’arena si era trasformata in una tempesta a fine partita. La città di Madrid non era pronta per quell’ondata di maltempo, i trasporti vennero paralizzati e gli aeroporti chiusi. L’Olimpia dopo aver sbancato Madrid si trovò confinata nella capitale iberica per altri due giorni. La partita successiva di campionato, contro Cremona, venne rinviata. Per tentare di rientrare in Italia, la squadra dovette lasciare Madrid dopo due giorni e dirigersi in treno, tre ore di viaggio, a Valencia, con cena giapponese da asporto gentilmente offerta da Sergio Rodriguez. Il martedì seguente doveva giocare in casa contro Valencia. L’idea era di raggiungere gli avversari a casa loro ed effettuare il viaggio insieme. Ma dopo l’allenamento, Valencia comunicò di non avere abbastanza posti per tutti. Così mentre gli avversari decollavano per Milano, tutto il gruppo Olimpia si trovò a Valencia alla ricerca di un volo per tornare a casa dopo tre giorni. Lo trovò a fine serata e infine il martedì seguente sconfisse Valencia sul proprio campo.
In quei giorni a Madrid secondo molte ricostruzioni nacque la volata per le Final Four. Vero o no, quella fu la prima di sei vittorie consecutive e otto delle successive dieci. Così, l’Olimpia prese coscienza dei suoi mezzi e conquistò i playoff con il vantaggio del fattore campo. Quella fu una stagione memorabile anche per le tante vittorie prestigiose conseguite in trasferta: prima di imporsi a Madrid, l’Olimpia aveva vinto a Tel Aviv (Malcom Delaney sulla sirena o quasi), aveva vinto le due gare di Istanbul e avrebbe vinto a Mosca. Ma Madrid è sempre Madrid.
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