L’esonero di Peppe Poeta può essere comprensibile, ma non può diventare un modo per nascondere le responsabilità dell’Olimpia Milano. È questo il punto centrale dell’analisi di Roberto De Ponti sul Corriere della Sera, che riconosce le ragioni della separazione, ma senza addossare tutte le colpe al tecnico. Il club non ha protetto il proprio allenatore, si legge sul quotidiano, lasciandolo solo ad affrontare una stagione complicata con una squadra lontana da quella che avrebbe voluto costruire.
De Ponti riconosce che il bilancio europeo, con una sola vittoria e nove sconfitte, e la necessità di dare una scossa a un ambiente in difficoltà potessero giustificare il cambio in panchina. Anche la scelta di affidarsi a un tecnico esperto come Luca Banchi viene considerata comprensibile. Ciò che viene contestato è il mancato sostegno a Poeta.
A complicare ulteriormente il quadro sono stati gli ingaggi di Lorenzo Brown, fuori dal progetto, e Marko Guduric, il cui rendimento non sarebbe stato proporzionato allo stipendio. Nonostante queste difficoltà, la società ha continuato a ritenere il roster all’altezza delle ambizioni europee, arrivando a puntare alle Final Four senza intervenire per rinforzarlo neppure durante la crisi.
Infine, si leggecome il cambio di allenatore possa favorire una reazione di alcuni giocatori, tra cui Peters e Guduric, ma ricorda soprattutto quanto conquistato da Poeta nei suoi nove mesi a Milano: Coppa Italia, Scudetto e Supercoppa. Un bilancio che, secondo il giornalista, rende ingeneroso scaricare sull’allenatore tutte le responsabilità del fallimento europeo.





Commenta
Visualizza commenti