Nelle prossime ore una grossa fetta dei proprietari di EuroLeague si ritroverà presso Villa d’Este, a Cernobbio. Cena in serata, poi il meeting la mattina successiva, martedì 6 ottobre. E attenzione: non è uno dei periodici incontri tra dirigenti. È un vertice di proprietari, uno di quelli che vengono convocati quando c’è da ridisegnare la strada. Per Olimpia Milano, tanto per intenderci, ci saranno Leo Dell’Orco e Michele Tacchella, figure di riferimento del Gruppo Armani prima ancora che del club.
Futuro del basket europeo sul tavolo? Più che altro, il futuro di EuroLeague. Perché a poche ore dal vertice, lo possiamo dire. Secondo quanto risulta a Sportando, ad oggi il destino più probabile è quello di un campo da basket spaccato in due: da una parte NBA e FIBA, dall’altra EuroLeague. Inutile parlare di cifre, visto che ci sono anche clausole di riservatezza (nella comunicazione di oggi si sparano solo manifestazioni d’intenti, ma si tiene stretto riserbo su quella che conta, i soldi), stiamo su quello che ci arriva.
L’agenzia Ansa, in una ricostruzione delle scorse ore, dice due cose: a) l’offerta di NBA non convince i club europei, b) che, oltretutto, sono scettici sulle previsioni di ricavo della NBA stessa, a partire da diritti tv per cui ancora non ci sono offerte consultabili di broadcaster. Come ricorda la Gazzetta dello Sport, Chus Bueno è stato a New York in visita ad NBA nei giorni scorsi. Questo confermerebbe una porta aperta, eppure anche negli scorsi giorni, anche nelle scorse settimane, anche direttamente a Sportando dopo un editoriale prima del via della stagione… ognuno mantiene la sua posizione.
NBA Europe nasce e procede in partnership con FIBA, e vuole una lega a 16 squadre con 12 licenze pluriennali. EuroLeague conta su un fronte compatto, che vuole salire a 24 oggi, per arrivare a 28 domani. Ovvero, l’esatto contrario. Non è un caso che Eurohoops, organo vicino ad EuroLeague, sottolinei un aspetto: martedì, a Cernobbio, non ci saranno né esponenti NBA, né esponenti FIBA. Il tema tanto caro ad Adam Silver non sarebbe neanche al centro dell’ODG.
Anzi, fonti vicine ad EuroLeague fanno sapere come il punto principale all’ordine del giorno della riunione sia il piano strategico decennale di EuroLeague, ovvero la conversione delle licenze a lungo termine in franchigie e il potenziale aumento di altre 8 nuove, non una potenziale valutazione della proposta della NBA. Come a dire: noi, con queste premesse, non ci stiamo. E, a ottobre 2026, siamo ormai ben oltre le premesse.
Anche perché, a Cernobbio, ci sono società oggi faro del movimento, che non rientrano nel progetto NBA Europe. Atene? Sì, ma una sola squadra. Come Istanbul. Belgrado e Kaunas? Mai neanche citate a favore di Londra, Berlino, Roma, e Parigi. Il PSG sia chiaro, non il Paris Basketball. E a Milano non esiste un accordo tra Olimpia e RedBird, bensì Varese. Oggi cosa ha in mano davvero NBA? Real Madrid, Barcellona o Bayern? No. Il fronte EuroLeague si muove compatto e, secondo quanto risulta a Sportando, all’interno esiste il timore che NBA Europe voglia arrivare a comprare la competizione per poi avere mano libera sui singoli club e sulla struttura futura del torneo.
Ecco perché, ad oggi, la spaccatura pare la strada più terribile, e probabile. I due blocchi. EuroLeague ad annunciare allargamento e nuove licenze a stretto giro di posta, e NBA Europe ad ufficializzare da ottobre nuove franchigie tra Germania, Francia e soprattutto Regno Unito. Una rottura che apre scenari confusi e foschi. A meno di un’offerta impossibile da rifiutare. Viste le premesse, quale? Occhio a Spagna e Germania.




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