Massimo Zanetti è stato intervistato in esclusiva da Alessandro Gallo del Resto del Carlino. Il presidente della Virtus ha affrontato diversi temi: dalla squadra allo sponsor, dal futuro in Eurolega al nuovo palazzetto, passando per i sogni, i rimpianti e il centenario del club. Segue un estratto dell’intervista.
Presidente, partiamo dalla squadra.
«Mi piace. Più giovane, più reattiva. Divertente. Credo ci possa regalare qualche soddisfazione».
Intanto è arrivato uno sponsor.
«E che sponsor. Sono davvero soddisfatto del rapporto che abbiamo instaurato con Costa Crociere».
Resta il nodo Eurolega.
«Perché?».
Manca il rinnovo?
«Ci sono altri due anni di intesa. Vedrete».
A dicembre, la nuova Arena. Aveva detto che, una volta consegnato il palazzetto, pensava di ritenere terminato il suo compito.
«La situazione non è cambiata. Ma nel 2027 festeggiamo il centenario. Voglio esserci».
Torniamo alla squadra.
«L’ha costruita Paolo Ronci».
Che gode della sua massima fiducia.
«Poteva fare l’avvocato, poteva fare qualsiasi cosa. Paolo è bravo: conosce tutto e conosce tutti. Ha ottimi rapporti con l’Eurolega. C’è un legame d’affetto. Lo vorrebbero in tanti. Lui preferisce Bologna e la Virtus».
Squadra cambiata e budget…
«Alt. Sono un po’ stanco di leggere che il budget è ridimensionato. Lo abbiamo rimodellato. Sulla base dei giovani».
In panchina c’è Mumbrù.
«Che dire, sono molto contento di lui. Non pensavo fosse così bravo. Anzi, dirò di più».
Dica.
«Per la prima volta non vedo cambi diversi da quelli effettuati dall’allenatore. Mi piace. E poi…».
Poi?
«Ha creato un bel clima. Diciamo che non potrei mai fare quello che ha fatto il mio amico Brugnaro».
Hackett.
«Basta la parola. È il nostro capitano. Sono orgoglioso di lui».
Belinelli ha preso altre strade.
«Sì, ma può capitare. Gli voglio un gran bene. Lo abbiamo voluto come giocatore. Lo abbiamo difeso, lui e Teodosic, quando un tecnico (Scariolo, ndr) avrebbe preferito escluderli. Resta nella storia».
Ogni anno dice che il suo sogno sarebbe la Coppa Italia.
«Vero. È l’unico trofeo che mi manca. Per dirla tutta, non abbiamo vinto nemmeno l’Eurolega. Ma con le cifre che girano adesso in Europa sarebbe impossibile Quindi la Coppa Italia? No, quest’anno non la voglio (ride, ndr). Vediamo se la scaramanzia serve».
Scudetto?
«Ci siamo. Nel senso che vogliamo lottare come tutti gli anni. Le rivali? La solita Milano, poi Venezia e dico anche Napoli».
E le due romane?
«Mah…».
NBA Europe?
«Per ora sono chiacchiere. Se la NBA dovesse comprare l’Eurolega avrebbe un senso. Diversamente non credo».
La Virtus e l’Eurolega.
«Ci sono altri due anni di intesa».
E la franchigia?
«Ci siamo anche per quella. Ma vogliamo parlare e trattare. La Virtus non può stare senza Eurolega. E l’Eurolega non può stare senza la Virtus. Siamo il club più iconico in Italia».
Il rimpianto?
«Non ne ho. Ma c’è un giocatore, non per colpa sua, che non ha reso come avremmo voluto».
Chi è?
«Nico Mannion. Tornò distrutto dalla Nazionale. Il professor Borghi l’ha rimesso in piedi. Adesso gioca. E pure bene. Ma in Virtus, non per colpa sua, non ha reso come avremmo voluto».
Il colpo più grosso della sua presidenza?
«Facile, Teodosic. Nessun dubbio».
Chi apprezza del nuovo gruppo?
«Baldasso. Lo volevo fortemente. Tanti sbagliano e dopo hanno il braccino. Lui gioca con coraggio».
Altri rimpianti?
«Miei no. Magari giocatori che abbiamo cercato poi si sono pentiti di non essere venuti. E poi sa che le dico?».
Vada.
«Che noi vogliamo giocatori che siano orgogliosi di indossare questa maglia. Poi…».
Poi?
«Ho nostalgia di Punter. Lui avrebbe voluto tornare. Io lo volevo. Ma non si fece nulla».
Sogni?
«Beh, un paio di giocatori che avrei voluto in bianconero ci sono».
Sveliamoli.
«Siamo stati vicini a Shields e Melli».
Diverso stress tra imprenditore e presidente?
«Ma, neanche tanto. Anche lì, forse, i due ruoli si equivalgono. Penso a partite nelle quali magari rischio l’infarto. Poi, l’altra sera, che dispiacere. Sempre contro Milano».
Virtus però combattiva.
«Questo sicuramente. C’è stato un altro aspetto che non ho gradito».
Quale?
«L’arbitraggio».
Il fischio fantasma?
«Beh, quell’azione ci è costata tre punti. Ma penso anche ad altro in una sfida che si è decisa per un paio di punti».
Ovvero?
«Un canestro di Carr nel quale, chiaramente, il nostro giocatore viene spostato in modo irregolare. C’era anche il fallo a favore. Invece, gli arbitri gli hanno pure affibbiato un fallo per una protesta corretta e civile. Ripeto, se pensate che alla fine abbiamo perso di un paio di punti, fate i vostri conti…».





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