Marko Guduric, oggi all’Olimpia Milano, ha raccontato a Sport Klub il metodo di lavoro di Sarunas Jasikevicius, suo allenatore al Fenerbahce.
«I ricordi più recenti sono quelli legati a Saras. Prima di ogni partita, la preparazione durava due o tre giorni. Al termine di ogni allenamento lui era già davanti al computer: noi rimanevamo in campo a tirare, mentre lui guardava basket per tutta la giornata».
«Studiava l’avversario, cercava di capire dove potessimo attaccarlo, come dovessimo difendere e che cosa fare. Annotava tutto. Aveva sempre con sé un quaderno in formato A4, riempito con una scrittura piccolissima per ogni singola partita. Probabilmente gli serviva come promemoria durante la preparazione».
«Molti allenatori lavorano in questo modo, ma ciò che mi ha impressionato maggiormente è che Saras faceva esattamente lo stesso anche prima di una partita del campionato turco contro l’ultima squadra in classifica. Anche in quel caso, il suo foglio A4 era scritto dalla prima all’ultima riga».
«È qualcosa di incredibile, non avevo mai visto nulla del genere. Affrontava ogni partita allo stesso modo e non sottovalutava nessuno. Sapeva di aver dato tutto e di aver svolto fino in fondo il proprio lavoro. A quel punto, naturalmente, toccava a noi».
«È anche per questo che è così emotivo e si comporta in quel modo durante le partite. Sa quanta energia ha investito e di aver fatto tutto il possibile. Quando noi commettevamo un errore o perdevamo la concentrazione su qualcosa che aveva ripetuto cento volte, era inevitabilmente dispiaciuto».





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