Christos Stavropoulos, GM dell’Olimpia Milano, ha parlato con Courtside Report prima dell’amichevole con la Stella Rossa.
Il dirigente greco non si è certo tirato indietro quando gli è stato chiesto degli obiettivi per il 2026/27 (via ROM)
“Prima di tutto dobbiamo cercare di ripetere la grande stagione che abbiamo fatto nel campionato italiano, in cui abbiamo vinto tutti e tre i titoli per la prima volta nella storia del club. Ripeterlo non sarà affatto facile, ma se ci riuscissimo saremmo molto felici. Secondo, il primo obiettivo è entrare nei playoff di EuroLeague. Questo è il nostro primo grande obiettivo. Non sarà affatto facile, considerando i budget delle altre squadre, ma è l’obiettivo principale della squadra. Sono ottimista perché quest’anno siamo una squadra equilibrata nei ruoli. Credo che in ogni posizione abbiamo giocatori che possono aiutare. Abbiamo ragazzi nuovi, giocatori arrivati per la prima volta, come Mathews, che è alla prima esperienza in Europa ma sta mostrando cose molto buone”.
Sull’aspetto che cambierebbe del format attuale di Euroleague.
“Cercherei di trovare una soluzione per il calendario. Credo che al momento sia il problema più importante che le squadre si trovano ad affrontare. Già con 20 squadre e il sistema del girone all’italiana il calendario è estremamente impegnativo e, quando passeremo a 24 squadre, la situazione diventerà ancora più complicata.
Non esiste certamente un sistema perfetto. Se dovessimo arrivare a due gruppi, la mia proposta sarebbe quella di stabilire la composizione attraverso un sorteggio, come veniva fatto in passato. Credo che sarebbe una soluzione più equa e meritocratica.
Ma davvero, la prima cosa che farei sarebbe trovare una soluzione al calendario. Non possiamo continuare a giocare tutte queste partite. È estenuante. Ogni partita che giochi è importante. Giochi in campionato ed è una partita importante. Vai in EuroLeague e sai che, se perdi una o due partite, puoi ritrovarti immediatamente alle spalle delle altre. Sei quindi sempre costantemente sotto pressione.
Non c’è più spazio né tempo per lavorare davvero. Gli allenatori si limitano essenzialmente a mantenere la squadra e cercano lentamente di aggiungere qualche nuovo elemento. Ricordo che in passato gli allenatori facevano due allenamenti al giorno. Oggi questo non esiste più.”





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