Neven Spahija si prepara alla sua quinta stagione alla guida della Reyer Venezia. Il roster è cambiato, ma gli obiettivi del club restano ambiziosi. Le parole del coach sono state riportate da La Nuova.
“Questa sarà la mia quinta stagione con la Reyer, il tempo passa veloce perché sembra ieri che sono entrato per la prima volta al Taliercio. Si riparte con l’obiettivo di compiere ancora un passo in avanti”.
Sul nuovo roster.
“Sono cambiati soprattutto i nomi, a me piace questa squadra, a me piacciono questi nomi nuovi, però come sempre poi dai nomi di talento devi fare squadra, trovare la chimica del gruppo, poi vedremo. Abbiamo ragionato tra di noi prima di scegliere questi giocatori, credo che quest’anno siamo più profondi come roster. Queste sono le uniche considerazioni che posso fare il primo giorno”.
Sul prossimo campionato.
“Da quando sono arrivato alla Reyer, la competitività del campionato italiano è sempre cresciuta, soprattutto questa estate è stato compiuto un grande passo in avanti. Vediamo come si svilupperà la stagione, chi vince e chi no, però almeno sulla carta questo è il campionato più forte da quando sono ritornato in Italia. Nonostante tutte queste novità, la Reyer non cambia strada, vogliamo essere competitivi, la nostra volontà di vincere non cambia mai”.
Sulla sua lunga permanenza a Venezia.
“Sono poche. In Europa un allenatore dura un anno, un anno e mezzo, questa è la vita degli allenatori. Posso dire che 5 anni con la stessa società in Europa, equivalgono a 10-15 negli Stati Uniti”.
Sul passaggio da RJ Cole a Glynn Watson.
“Ci sono molte differenze tra i due giocatori. Credo che RJ Cole abbia compiuto con la Reyer quel salto di qualità che lo ha portato a Milano, è un giocatore ancora in fase di sviluppo. Si può migliorare a qualunque età, però Watson ha già raggiunto un livello alto. Nella passata stagione, in Eurolega con Villeurbanne ha viaggiato a oltre 14 punti di media, limitato solo nella parte finale da un infortunio dal quale è completamente guarito. È un giocatore più veloce di Cole, magari meno potente fisicamente, ma entrambi con le qualità per giocare il nostro tipo di pallacanestro”.





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