A dodici anni dalla sua prima esperienza, Joffrey Lauvergne è tornato a vestire la maglia del Partizan. Il centro francese, che compirà 35 anni il prossimo 30 settembre, ha parlato a Skweek affrontando diversi temi, tra cui il trasferimento sfumato al Panathinaikos nel 2022.
Lauvergne ha ammesso che, con il senno di poi, avrebbe fatto una scelta diversa:
“Sì. Purtroppo nel 2022 ho scelto di andare al Villeurbanne invece che al Panathinaikos. E purtroppo, quando Lessort si è rotto una gamba nel dicembre 2024, il Villeurbanne non mi ha lasciato andare al Panathinaikos”.
Alla domanda sulla possibilità che il club francese avesse richiesto un buyout, il lungo ha aggiunto:
“Non lo so. Mi dissero che non mi avrebbero lasciato andare. Se ricordo bene, era proprio poco prima della chiusura della finestra di mercato dell’EuroLeague. Non conosco esattamente tutta la storia, ma alla fine sono rimasto perché pensavano che avessimo ancora delle possibilità di vincere il campionato francese”.
Lauvergne ha poi parlato del rapporto con Evan Fournier, approdato all’Olympiacos negli ultimi anni:
“Sì, abbiamo parlato una volta quando ci siamo affrontati, quando ero al Villeurbanne. Abbiamo parlato anche qualche mese fa.
Gli piace davvero stare lì. La sua famiglia sta bene, lui si sente a suo agio e sicuramente finirà lì la sua carriera. Quando hai qualcosa, vuoi sempre di più. Ma ha vinto anche l’EuroLeague, qualcosa che sicuramente è enorme per la sua carriera e per quella di qualsiasi giocatore. Quindi è davvero molto bello”.
Il centro francese ha infine analizzato l’evoluzione del basket europeo e le differenze rispetto alla NBA:
“Penso che il gioco sia cambiato. Due stagioni fa, quando Evan era appena arrivato all’Olympiacos, mi disse: ‘Sai una cosa? Penso che mi aspettassi una differenza molto più grande nel gioco tra la NBA e l’Europa’.
Mi disse che l’EuroLeague assomiglia alla NBA e poi si corresse dicendo: ‘Alla NBA di 6-7-8 anni fa’. E io penso esattamente la stessa cosa.
Ci sono ancora alcune differenze tra NBA ed Europa, ma il modo in cui giochiamo oggi in Europa ricorda quello della NBA di 8-10 anni fa. Il gioco è più veloce, i giocatori sono più piccoli, i lunghi ormai non giocano praticamente più con la palla e le guardie diventano sempre più abili.
Penso anche che giochiamo più partite ogni anno, quindi hai bisogno di roster sempre più profondi, con più giocatori in grado di scendere in campo, perché ormai non puoi affrontare un’intera stagione con 8-10 giocatori.
La cosa più difficile è riuscire a giocare a volte 10-15 minuti e altre volte rientrare da un infortunio praticamente senza allenamenti e scendere subito in campo”.





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