Per anni Alessandro Pajola è stato il volto della Virtus Bologna. Non il giocatore più appariscente, non quello con le statistiche più vistose, ma probabilmente quello che più di tutti ha incarnato l’identità bianconera. Dieci stagioni dopo il suo arrivo nel settore giovanile, però, quella che sembrava una storia destinata a durare per sempre è arrivata al capolinea, visto che il 30 giugno è scaduto il contratto che lo legava alle Vu Nere.
Le parole della scorsa settimana di Massimo Zanetti hanno certificato quello che ormai da tempo era nell’aria. La Virtus ha provato a trattenerlo, gli ha prospettato un futuro da bandiera, da uomo simbolo del club. Il presidente ha raccontato di diversi colloqui con il giocatore: “Purtroppo a un certo punto ha deciso di cambiare. Gli abbiamo fatto un’offerta. Ci ho parlato tre volte, gli ho spiegato chi è lui, cosa è Bologna, che è una bandiera”.
La decisione di Pajola non nasce oggi. Da diversi mesi il playmaker marchigiano aveva maturato la convinzione di voler vivere una nuova esperienza, possibilmente all’estero, dopo aver trascorso l’intera carriera professionistica a Bologna. Tanto da rifiutare un offerta triennale da circa 2 milioni totali dal club bianconero. Una scelta legittima, quella dell’anconetano, ma che inevitabilmente ha finito per dividere l’ambiente.
Pajola è cresciuto in casa Virtus, dalla risalita dalla Serie A2 fino ai vertici del basket italiano ed europeo. Due scudetti, una EuroCup, una Champions League, tre Supercoppe, una promozione e oltre cinquecento partite disputate con la stessa maglia hanno costruito un legame che sembrava indissolubile.
Eppure, proprio nel momento in cui avrebbe potuto completare la sua consacrazione da bandiera, qualcosa si è incrinato. Negli ultimi mesi il mancato rinnovo è diventato argomento di discussione costante. Una parte della tifoseria non ha gradito alcune scelte del capitano nello spogliatoio e il malumore è emerso pubblicamente durante i playoff.
L’episodio più significativo si è verificato al termine di gara 3 della semifinale contro Venezia. Alcuni tifosi bianconeri hanno contestato Pajola all’uscita del Taliercio, dopo averlo visto abbracciare Leonardo Candi nel corso del match. In mezzo c’è stato anche l’infortunio che lo ha costretto a chiudere anzitempo la stagione. Un doppio intervento ai menischi che gli ha impedito di aiutare la squadra nel momento decisivo dell’anno e che ha probabilmente reso ancora più amaro il finale del suo percorso in bianconero.
Nei mesi c’è stato il corteggiamento del Monaco, poi sfumato per i problemi societari nel principato, le offerte dell’Olimpia Milano, tutte declinate, poi l’interesse di Trinchieri, neo allenatore del Paok Salonicco, che già aveva provato ad accaparrarselo ai tempi dello Zalgiris. Infine, le voci di una possibile reunion tra Pajola e Teodosic alla Stella Rossa, dove il serbo è direttore sportivo. Sullo sfondo rimangono poi gli estimatori del classe ’99, come Ettore Messina, che potrebbe approdare nella nuova Roma di Paul Matiasic dopo aver salutato Milano, e Sergio Scariolo, che però è destinato a lasciare la panchina del Real Madrid.
Nel frattempo sono arrivati altri segnali di cambiamento. Tra questi la decisione di separarsi dall’agenzia che lo aveva accompagnato negli ultimi anni, guardando poi sia in Italia che all’estero. Una mossa che ha rafforzato la sensazione di un giocatore ormai pronto ad aprire una nuova fase della propria carriera.
Dove giocherà ancora non è chiaro. Quello che appare evidente, invece, è che l’addio alla Virtus rappresenterà molto più di una semplice operazione di mercato. Si chiude uno dei capitoli più significativi della recente storia bianconera.





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