NBA Europe accelera: format a 16 squadre, 12 franchigie e spazio al merito sportivo

NBA EuroLeague accordo
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Mark Tatum ha fatto il punto sul progetto NBA Europe in una conference call con diversi media europei

Il basket europeo entra in una fase decisiva. Mark Tatum, Deputy Commissioner NBA, ha tenuto una conference call di circa 45 minuti con vari media europei, tra cui per l’Italia La Gazzetta dello Sport e Sky, per aggiornare lo stato del progetto NBA Europe, la nuova lega che la NBA vuole lanciare insieme a FIBA nell’ottobre 2027.

La data resta quella: ottobre 2027. Non una suggestione, ma l’orizzonte operativo indicato dalla NBA. Il progetto, secondo Tatum, è ormai nella fase degli ultimi passaggi: dopo mesi di manifestazioni d’interesse, il mese di giugno diventa la prima vera scadenza. Chi vuole entrare nella futura lega dovrà presentare un’offerta concreta.

Il punto economico è centrale. La NBA ha spiegato ai potenziali investitori il quadro finanziario della nuova competizione: premi di partecipazione, premi di risultato, ricavi condivisi e modello di crescita. L’obiettivo dichiarato è un investimento senza precedenti nel basket europeo, con una parte rilevante dei proventi destinata ai club e alla lega stessa.

Qui Tatum ha voluto anche correggere una narrazione circolata nelle ultime settimane: non sarà la NBA, secondo la sua versione, a trattenere la maggior parte degli introiti. La promessa è opposta: reinvestire nel sistema, far crescere le società, aumentare stabilità e valore commerciale del prodotto.

Il nodo politico resta però il rapporto con EuroLeague. Il dialogo non è chiuso, anzi: un nuovo incontro, inizialmente previsto a maggio, è stato rinviato ai prossimi giorni. Ma il tono della NBA è cambiato. La linea può essere sintetizzata così: meglio insieme, ma non a ogni costo. Tatum ha ribadito che una collaborazione sarebbe la soluzione migliore per l’intero ecosistema europeo, ma ha anche fatto capire che, senza accordo, la NBA proseguirà con FIBA, investitori e partner già pronti.

Il punto centrale è il format. La NBA resta ferma sull’idea di una competizione a 16 squadre, costruita su 12 franchigie permanenti e 4 posti assegnati di stagione in stagione in base ai meriti sportivi. Non un modello di accesso totalmente aperto, dunque, ma nemmeno una lega completamente chiusa: le qualificate arriverebbero attraverso la Basketball Champions League FIBA e un torneo di qualificazione collegato.

È qui che si misura la distanza con EuroLeague Basketball. La NBA mantiene l’idea di un torneo più snello, con licenze stabili ma anche un canale sportivo di accesso e uscita. EuroLeague, invece, lavora su una maxi lega sempre più chiusa, destinata ad arrivare a 24 squadre. Due visioni diverse: da una parte il modello NBA-FIBA, con franchigie permanenti e collegamento competitivo alla BCL; dall’altra l’allargamento EuroLeague-EuroCup, fondato soprattutto su licenze e stabilità commerciale.

Per questo il confronto con EuroLeague diventa sempre più delicato. Se ECA vorrà collaborare con la NBA, dovrà necessariamente avvicinarsi a un format che oggi la lega americana non sembra intenzionata a modificare. Il messaggio politico è chiaro: la NBA è disponibile al dialogo, ma non pare disposta a rinunciare alla propria architettura, né al rapporto strutturale con FIBA.

In questo quadro rientra anche Roma. Rispondendo alla Gazzetta dello Sport, Tatum ha parlato dell’interesse di Luka Doncic per il progetto capitolino, definendo significativo il suo entusiasmo per il basket europeo e per la possibilità, in futuro, di essere coinvolto in una squadra della nuova lega. Il messaggio è evidente: la NBA guarda ai grandi mercati, ai grandi nomi e alle storie capaci di attrarre pubblico e investimenti.

Il momento, dunque, è di massima pressione. EuroLeague sta ragionando sull’allargamento e sul futuro delle proprie competizioni, EuroCup prepara una riforma profonda, la BCL potrebbe invece diventare il canale sportivo di collegamento con NBA Europe e la NBA accelera. Nel mezzo ci sono club, investitori e città chiamati a scegliere da che parte stare.

NBA Europe non è più soltanto un’idea. È un progetto con una data, una deadline, un modello economico e un format preciso: 16 squadre, 12 permanenti e 4 qualificate. L’Europa può provare a costruire un fronte comune, ma la NBA non aspetterà all’infinito.

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