Le prime due gare della semifinale con la Virtus Bologna hanno raccontato due Reyer diverse. Bellissima, solida, coraggiosa in gara-1, quando Venezia ha espugnato la Virtus Arena e ha ribaltato subito il fattore campo. Spenta, arrendevole e quasi travolta in gara-2, persa 98-79 senza mai dare la sensazione di poter davvero entrare nella partita.
Il dato di partenza resta positivo: la serie è 1-1 e ora si sposta al Taliercio per due gare consecutive. Venezia ha fatto quello che doveva fare, cioè vincere almeno una volta a Bologna. Ma il modo in cui è arrivata la sconfitta nella seconda sfida impone una riflessione più dura. La Virtus ha dominato fisicamente, ha vinto nettamente la battaglia a rimbalzo, ha colpito dentro l’area e ha tolto certezze all’attacco orogranata.
Amedeo Tessitori è stato una delle note più solide. In una serata complicata, il centro della Reyer ha provato a dare presenza, fisicità e punti interni, confermandosi un riferimento credibile in una serie in cui il duello sotto canestro sarà decisivo. Ma attorno a lui è mancato troppo.
È mancato soprattutto Chris Horton, da cui Venezia avrebbe bisogno di ben altra presenza atletica e difensiva. Contro una Virtus capace di fatturare nel pitturato con Diouf e Diarra, il contributo dell’ex Lokomotiv è stato insufficiente. Se la Reyer vuole reggere l’urto interno, non può permettersi un Horton marginale.
Il grande nodo, però, resta RJ Cole. In gara-1 aveva chiuso con 13 punti, dentro una prestazione utile alla vittoria e al controllo dei possessi. In gara-2 è scomparso: 2 punti, 0/6 dal campo, 2/9 complessivo nelle prime due gare della serie. Un dato pesantissimo per il giocatore che dovrebbe dare ritmo, creazione e capacità di punire la difesa bolognese.
Senza il miglior Cole, Venezia non ha molte speranze. Può aggrapparsi al Taliercio, alla profondità, a Tessitori, Wiltjer, Parks, Bowman e alla qualità diffusa del roster, ma nei playoff serve una guida perimetrale che alzi il livello nei momenti chiave. Se Cole viene dominato fisicamente, come accaduto in gara-2, la Reyer perde equilibrio, pericolosità e letture.
Gara-2 ha detto anche che la Virtus, quando riesce a correre e a imporre energia interna, può mettere Venezia fuori partita. Il 46-23 a rimbalzo, le tante conclusioni ad alta percentuale vicino al ferro e la sensazione di una Reyer troppo morbida nella protezione del canestro sono segnali da non sottovalutare.
Neven Spahija ha parlato di tanti errori su tiri abituali, e in parte è vero. Ma la questione non è solo percentuale. È stata una gara in cui Venezia ha perso contatto emotivo, durezza e presenza. Dopo il colpo di gara-1, la Reyer non ha saputo reggere la reazione dei campioni d’Italia.
Ora la serie entra nella sua fase decisiva. Il Taliercio può cambiare il clima, restituire fiducia, spingere gli esterni e ridare peso alle rotazioni. Ma Venezia non può pensare di vivere solo di ambiente. Deve ritrovare intensità, protezione dell’area, controllo dei rimbalzi e soprattutto il vero Cole.
Il bilancio resta aperto, ma non comodo. L’1-1 è un risultato prezioso per chi partiva senza fattore campo, però gara-2 ha ricordato che la Reyer non ha margine per partite molli o leader silenziosi. Per andare in finale servirà la squadra di gara-1, non quella arrendevole della seconda sfida.





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