Olimpia Milano, cosa dicono le prime due gare con Brescia

Shavon Shields, Ousmane Diop
Shavon Shields, Ousmane Diop Germani Brescia - EA7 Emporio Armani Olimpia Milano Unipol LegaBasket Serie A 2025-26 Semifinali, Gara-2 Brescia, 31/05/2026 Foto Marco/brondi // CIAMILLO-CASTORIA

Poeta ha trovato una squadra, ma non tutte le risposte

Le prime due gare della semifinale playoff con Brescia hanno consegnato una certezza e qualche interrogativo. La certezza è che l’Olimpia Milano, ad oggi, resta la squadra più in palla di questa post-season: imbattuta in casa, capace di vincere due delle prime tre gare in trasferta e già in grado di ribaltare il fattore campo dominando gara-1 al PalaLeonessa.

Il dato conta, perché il quarto di finale con la Pallacanestro Reggiana era stato presentato come una possibile trappola. Invece Milano lo ha chiuso 3-0, con un barlume di serenità ritrovata e una difesa tornata punto di riferimento. A Brescia, poi, è arrivato subito il colpo esterno: gara-1 ha raccontato una squadra solida, fisica, con le idee più chiare rispetto a molte fasi della stagione.

Gara-2, persa 85-79, non cancella il quadro, ma lo complica. L’Olimpia era avanti 71-72 a sei minuti dalla fine, poi è rimasta senza segnare per quattro minuti, pagando nervosismo, letture offensive sporche, 5/24 dall’arco e 18/28 ai liberi. Peppe Poeta ha parlato di partita “poco intelligente”, indicando il tema della serie: imporre fisicità senza farsi portare sui binari dell’esperienza e dell’astuzia bresciana.

Le scelte del coach, però, vanno sempre più in una direzione precisa: Leandro Bolmaro play titolare di fatto. Non per definizione classica, ma per centralità. È lui che porta energia, difesa, pressione sulla palla, creazione secondaria e cambi di ritmo. In gara-2 ha chiuso con 15 punti e 4 assist, diventando ancora una volta l’uomo a cui Milano si è affidata nei momenti in cui il sistema faticava a generare vantaggi.

Restano invece due enigmi. Il primo è Quinn Ellis, ormai battezzato dalle difese e poco produttivo in attacco. La sua capacità di correre resta preziosa, ma nei playoff ogni possesso pesa di più e gli avversari gli stanno concedendo spazio, togliendo ritmo alle spaziature biancorosse. Per Milano è un tema reale, perché senza una minaccia stabile dal palleggio il peso creativo si sposta troppo su Bolmaro, Shields e Guduric.

Il secondo è Zach LeDay, oggi ai minimi termini statistici. In gara-2 ha prodotto appena 3 punti, con 1/3 da due e 0/2 da tre. Il suo valore non può essere ridotto ai numeri, perché presenza, durezza e letture restano parte del pacchetto, ma in una serie così fisica Milano ha bisogno anche della sua dimensione offensiva, della capacità di aprire il campo e punire i cambi difensivi.

Il bilancio, dunque, resta positivo. L’Olimpia ha già fatto ciò che doveva fare: vincere almeno una partita a Brescia e riportare la serie a Milano con il fattore campo in mano. Ma gara-2 ha ricordato che la serenità ritrovata è ancora fragile. Brescia ha intelligenza, mestiere e gerarchie solide. Della Valle e Ivanovic hanno mostrato come si possa trasformare l’aggressività milanese in vantaggi.

Ora il Forum diventa il banco di prova. Se Milano confermerà difesa, rimbalzo e lucidità, potrà indirizzare la serie. Ma per alzare davvero il livello serviranno risposte dagli uomini oggi più in bilico: Ellis deve tornare dentro il gioco, LeDay deve ritrovare peso offensivo, e Poeta dovrà continuare a cavalcare Bolmaro senza renderlo l’unica soluzione quando la partita si sporca.

Il punto di partenza, comunque, è chiaro: questa Olimpia è viva, più ordinata, più centrata e più credibile di quella vista per lunghi tratti della stagione. Ma una semifinale playoff non perdona le crepe. Dopo due gare, Milano sembra più avanti nel percorso. Ora deve dimostrarlo dove conta di più: davanti al proprio pubblico.

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