Sandro Santoro ha parlato alla Provincia di Como tracciando il bilancio della sua esperienza da general manager della Pallacanestro Cantù. Il dirigente ha definito questi anni come i più intensi della sua carriera, ripercorrendo un cammino fatto di promozione in Serie A, salvezza e profonde trasformazioni interne al club.
«Credo siano stati i più intensi della mia carriera da dirigente».
«Mi sembra che il lavoro non sia mancato all’interno di dinamiche molto più complesse della norma, ma sempre condivise e con budget possibili e idonei agli obiettivi pianificati».
«Siamo arrivati in A con un anno di ritardo, ma credo che averlo fatto alle porte del 90° di Pallacanestro Cantù e con l’Arena quasi pronta possa bastare».
Santoro ha poi spiegato anche il motivo della scelta di lasciare il ruolo di gm per aprire una fase diversa nel club.
«Era tempo di fare valutazioni nell’interesse della società e comprendere che Pallacanestro Cantù deve evolversi guardando al futuro in modo più ampio».
«La mia proposta è stata quella di valutare un ruolo nuovo, rinunciando a quello di gm per lasciare il club libero di scegliere un nuovo manager per l’area sportiva e lasciarlo lavorare serenamente».
«La sovrapposizione di ruoli non porta mai nulla di buono».
Nel corso dell’intervista, Santoro ha anche rivendicato il valore della condivisione nelle scelte tecniche, della critica quando è costruttiva e dell’identità costruita in questi anni dentro e fuori dal campo. Il suo resta il racconto di un ciclo intenso, chiuso senza strappi ma con la volontà di voltare pagina.
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