Dalla Pallacanestro Brescia ci si attendeva di più. Dopo due gare la serie con Trieste è sull’1-1, ma il punto non è solo il risultato: la squadra di Matteo Cotelli ha confermato alcune fragilità già emerse nel finale di stagione, con tre sconfitte nelle ultime cinque partite.
Gara 1 ha lasciato il segno, Gara 2 ha dato una risposta di orgoglio. Brescia ha rimesso in piedi la serie con rabbia, fisicità e nervi, evitando uno 0-2 che avrebbe cambiato completamente il peso psicologico del quarto di finale. Ma per vincere ha dovuto giocare una partita molto dura, quasi estrema, dentro un contesto che ora si sposta a Trieste con energie e rotazioni da verificare.
Il tema centrale resta la continuità dei riferimenti. Amedeo Della Valle e Miro Bilan sono i due uomini attorno a cui Brescia costruisce certezze, ma nelle prime due gare sono stati intermittenti. Bilan ha risposto in Gara 2 con una prova da leader, mentre Della Valle è uscito acciaccato e resta da valutare. E nei playoff, quando i possessi pesano di più, l’intermittenza dei leader diventa un rischio reale.
C’è forse anche un doppio peso rispetto alla scorsa stagione. Dopo la finale Scudetto non c’è più soltanto il senso dell’impresa, ma quello della responsabilità. Brescia non è più la sorpresa che può giocare leggera: è una squadra attesa, studiata, obbligata a confermarsi. E al tempo stesso c’è un gruppo che può percepire la fine di un ciclo, con almeno Ndour, Burnell e Ivanovic in uscita.
La risposta emotiva c’è stata, e non era scontata, anche per un PalaLeonessa sempre sotto i 4.000 presenti, tranto da far infuriare il patron Mauro Ferrari. Ora però serve qualcosa in più: vincere almeno una gara a Trieste, ritrovare continuità dai propri riferimenti e capire quanta benzina sia rimasta dopo lo sforzo di Gara 2. La Pallacanestro Brescia è ancora pienamente dentro la serie, ma le prime due partite hanno detto che nulla sarà lineare.





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