FIP, il basket italiano non può permettersi altri errori: Roma sì, ma non due volte

FIP basket italiano
Giovanni Petrucci Bologna , Paladozza 18.04.2026 Inaugurazione del Museo del Basket Italiano MUBIT FIP 2026 Foto E. Castoria/Ciamillo-Castoria

Il possibile via libera a due squadre romane riapre un tema enorme: quale idea di sviluppo ha oggi la FIP per il basket italiano?

La sensazione è che l’intento di sviluppo della FIP continui a non fare davvero i conti con gli errori del passato e con le necessità del presente. Il pensiero fisso resta quello delle grandi piazze, o delle piazze storiche, dentro un disegno già fallito dieci anni fa, quando si costruì una Serie A2 a 24 squadre che oggi non ha lasciato in mano un movimento più solido. La Virtus Roma si è prima autoretrocessa, poi è scomparsa. Siena non è al piano superiore, così come Pesaro o la Fortitudo Bologna.

Se le voci fossero confermate, il prossimo Consiglio Federale si troverebbe davanti a una scelta cruciale. Programmatica, responsabile, di serietà. Dare il via libera a due squadre a Roma significherebbe, almeno a nostro modo di vedere, condannarne una alla sparizione nel breve periodo. Senza dimenticare la Virtus in B. È un’ipotesi che il basket italiano non può permettersi dopo i casi Trapani Shark e Blu Basket Bergamo. Qui l’organo istituzionale rischierebbe di passare dal controllo alla complicità, senza avere spesso mezza parola per la passione di piazze come Cremona e Trieste. Non basta far rispettare le regole: è tempo anche di imporre rispetto e programmazione, oltre una politica sportiva pronta a farsi bella per il ritorno capitolino nella pallacanestro. A tutto c’è un limite. Una sì, due no.

Intanto si scopre che la FIP, insieme alla GIBA, sarebbe pronta a fare resistenza contro la richiesta di passare al 7+5 nella prossima stagione. E qui il sorriso è amaro: un solo italiano nei primi 30 della classifica finale di valutazione LBA, sei nei primi 50. L’emergenza c’è, ma il protezionismo viene evidentemente visto come unica via, confermando la volontà di creare una casta più che un progetto di reale sviluppo. Un progetto dovrebbe partire dai settori giovanili, certo, ma anche dalle esigenze delle squadre professionistiche e semi-professionistiche di Serie A e Serie A2. Lo ribadiamo: siamo probabilmente nell’era più buia della storia recente del nostro basket, e la FIP si trincera dietro al già esistente. Ma viene anche da chiedersi se invocare una rivoluzione abbia senso: Gianni Petrucci viene indicato dagli appassionati come unico male, il movimento mugugna, ma alle ultime elezioni è riuscito solo a presentare una lista alternativa con l’obiettivo di non garantirgli i due terzi dei seggi, non certo di proporre un vero programma alternativo.

In tutto questo, lo ribadiamo, ci sono personalità capaci che cercano di proporre domande, idee e soluzioni. Attenzione, queste due ultime parole sono fondamentali, perchè ad esempio ad oggi da Andrea Bargnani, uomo forte della LBA, ci arrivano solo le prime. Queste nuove e rodate figure dirigenziali, da Trainotti e Datome passando per il ct Luca Banchi, sono all’opera. Senza dimenticare un certo Ettore Messina. Ma hanno davvero la massima libertà di agire? Oggi, forse, sì. Ma nella politica sportiva, si sa, ci vuole poco per passare da collaboratori a nemici…

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