La NCAA saccheggia anche il basket italiano: ha ancora senso la regola del 5+5 e del 6+6?

NCAA basket italiano
Quinn Ellis, Saliou Niang Nazionale Italiana Maschile Senior - 2027 FIBA Basketball World Cup Qualifiers Italia Italy - Gran Bretagna Great Britain FIP 2026 Livorno, 02/03/2026 Foto M.Ceretti / Ciamillo-Castoria

Un interrogativo su cui sarebbe interessante discutere: le regole protezionistiche hanno ancora senso?

Quinn Ellis, italiano di formazione per la LBA, giocherà a St. John’s. Saliou Niang, come noto, seguirà la strada del college basketball, con il futuro ancora da definire tra LSU e UNC. Non sono casi isolati, ma il segnale di una tendenza ormai strutturale.

Nell’ultima stagione, secondo i dati di RealGM, erano oltre trenta i giocatori italiani o di movimento italiano con minuti nel college USA. A questi vanno aggiunti profili come Maikcol Perez, fermato da un infortunio a Baylor, e Leonardo Van Elswyk, pronto a esordire con Colorado il prossimo anno.

Il viaggio dei giovani italiani verso il mondo dorato della NCAA è sempre più frequente. E i rumors di mercato coinvolgono altri nomi: Casarin, Librizzi, Torresani, Vincini. Che accada o no per tutti, la direzione è evidente.

Come scrive oggi Repubblica-Bologna: «la Ncaa può avere tutti gratis: non fa parte della Fiba, non ne riconosce i vincoli». Il punto è qui: un giocatore può uscire dal sistema, rompere il vincolo e trasferirsi in un mercato che non risponde alle stesse regole.

La FIBA non ha ancora trovato una risposta regolamentare efficace, e i suoi tempi di risposta sono tradizionalmente biblici, mentre il nuovo scenario NCAA introduce un tetto di revenue sharing da 20,5 milioni di dollari per ateneo, non un vero riequilibrio del mercato internazionale. Il risultato è uno sbilanciamento evidente, destinato a restare almeno nel breve periodo.

Se i club italiani non hanno strumenti reali per difendersi, viene allora da chiedersi se le regole protezionistiche interne abbiano ancora lo stesso senso. Ricordiamo che oggi a perdere pezzi per strada sono Olimpia Milano e Virtus Bologna, la punta salariale del movimento, con licenze di EuroLeague. Il bacino da proteggere non è più quello di qualche anno fa.

Con oltre trenta ragazzi italiani in NCAA nell’ultima stagione, cioè proprio quei giovani che le regole dovrebbero tutelare, ha ancora senso imporre il 5+5 e il 6+6 ai club italiani? Le norme di protezione esistono ovunque, ma il contesto è cambiato. Il calderone a cui attingere oggi non è lo stesso di qualche anno fa, quando la regolamentazione fu approntata.

Ecco, quando si parla di pallacanestro in Italia, sui giornali, nelle interviste, ci piacerebbe veder sollevare anche questo problema: con l’assalto delle Università ai nostri giovani, peraltro a peso d’oro, è tempo di rimettere mano alle regolamentazioni protezionistiche in Italia?

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