Leonardo Van Elswyk racconta un’infanzia “in movimento” e un’identità costruita tra Inghilterra, Italia, Canada e Spagna, fino all’Olimpia Milano e all’approdo a Colorado. “Mi sento sicuramente a casa in Italia, ma per me ‘casa’ non è un posto fisico: è ovunque si trovi la mia famiglia”.
Sul piano tecnico, rivendica la formazione tra Joventut e Olimpia: “non vedo enormi differenze tra la scuola italiana e quella spagnola: sono molto simili e, ovviamente, di altissimo livello”. La scelta NCAA nasce anche dal peso della Big 12 e dalla visita al campus, con un’attenzione speciale al rapporto umano con lo staff.
L’anno da redshirt è un investimento condiviso: “Sono arrivato a Colorado con un peso troppo leggero per l’impatto fisico della Big 12… mi hanno suggerito un programma fisico personalizzato… Ho voluto approfittare di questa opportunità”. E sulla quotidianità senza partite: “Mi manca solo lo step della partita, ma mi ripeto sempre: ‘Trust the process’”.
Obiettivi e prospettiva restano chiari: “Punto in alto. Il mio obiettivo è diventare un professionista in NBA o in Eurolega… il traguardo è giocare il più possibile e dimostrare sul campo tutto il lavoro che sto facendo quest’anno nell’ombra”.





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