“Non ho più tempo per perdere tempo”. È la frase che apre il senso del libro “Il mio secondo tempo”, in cui Polonara descrive la sua battaglia e il cambio di prospettiva dopo due diagnosi ravvicinate. “La seconda volta è diversa dalla prima: la prima la affronti con fiducia, la seconda con consapevolezza perché sai cosa puoi perdere”.
Il racconto passa dalla notte prima del trapianto al recupero, fino al coma: un “prima e dopo” segnato anche da scelte narrative forti, come le cinque pagine vuote che rappresentano i giorni di sonno profondo. Al centro, però, non c’è solo l’atleta: c’è la famiglia, i figli, e soprattutto Erika, presenza decisiva nel percorso. “La prima cosa vista al risveglio è stato il suo volto”.
Dentro le pagine resta anche la direzione: trasformare la convalescenza in rincorsa e tornare a fare ciò che più gli appartiene, “scambiare il ticchettio delle flebo con quello delle scarpette sul parquet”.
Fonte: il mattino





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