Leandro Bolmaro, esterno argentino di Olimpia Milano, ha parlato con Sky Sport. Ecco alcune delle sue dichiarazioni nella lunga intervista concessa riportare da RealOlimpiaMilano.
L’NBA Draft e la maturità mentale
«Ero troppo giovane, non ero pronto mentalmente. Inoltre il mio inglese non era buono, e questo pesa tantissimo perché la comunicazione è fondamentale.»
Rumore esterno, soldi e cambio di prospettiva
«Per me l’NBA è anche un “business”: vedi tutto quello che succede intorno, le trade, tutto ciò che accade fuori dal campo. Sei coinvolto continuamente. Per me era tanto rumore esterno. Ho deciso di andare perché ero giovane, era il mio sogno e c’erano tanti soldi. Oggi la vedo diversamente: per me i soldi non sono più la cosa più importante.»
Crescita personale e serenità attuale
«Prima ero concentrato su troppe cose che non mi permettevano di focalizzarmi sul basket. Ora è diverso: sono più maturo, più uomo. Mi sento anche più a posto fisicamente e molto più a mio agio. Vado step by step. Adesso sto giocando e mi sto divertendo tanto: mentalmente è un cambiamento enorme. Non c’è stress, non c’è tutto il resto: penso solo al basket.»
Il lavoro con lo psicologo
«La scorsa stagione è stata dura mentalmente, ma grazie a uno psicologo ho potuto esprimermi. Parlavo con qualcuno che non vive lo spogliatoio dall’interno: io gli spiegavo cosa provavo, cosa pensavo, cosa dovevo fare. Più o meno come ChatGPT, ma una persona: sa tanto e sa trattare le persone. Per me è stato importantissimo.»
L’esempio di Manu Ginobili: mentalità e costanza
«Ho imparato tanto da Manu Ginobili: anche nei periodi in cui nello sport non giocava e, in NBA, nei primi anni in cui non era sempre coinvolto, continuava ad andare ogni giorno al 100%. È durissimo quando non giochi — lo dico perché l’ho vissuto. Da lui ho preso questo: la mentalità della costanza. Oggi lo faccio anch’io, anche dopo ogni allenamento: ho la mia routine. Non per forza gli stessi esercizi, ma l’approccio: continuità, disciplina e disponibilità totale.»
“Mai mollare” e famiglia
«La cosa più importante è non mollare mai. Era la sua attitudine, il cuore che metteva. Io prendo questo da lui e ovviamente anche dalla mia famiglia, che mi ha insegnato a dare il 100% sempre, ovunque.»
Rapporto con i tifosi e vita a Milano
«La gente mi ferma e mi dice che ama come gioco “con il cuore”: questo mi fa sentire a casa. Anche i tifosi. È bello sentirlo. A Milano puoi fare di tutto, c’è una bella vibrazione.»





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