PESARO – Non è stata bella, ma è stata vera. La Vuelle apre il 2026 con una vittoria che vale doppio: perché arriva dopo quaranta minuti di lotta feroce e perché certifica ancora una volta il carattere di una squadra che sa soffrire, cadere e rialzarsi. Contro un’Urania Milano ben più pericolosa di quanto dica la classifica, Pesaro stringe i denti e chiude 73-68, restando sola in vetta tra l’abbraccio della Vitrifrigo Arena.
L’avvio è da squadra lanciata. Nonostante l’assenza last minute di Trucchetti, fermato da un’otite acuta, i biancorossi partono forte, muovono bene il pallone e colpiscono con continuità. Bucarelli è subito caldo, Tambone punisce dalla distanza e il primo strappo arriva rapido: +12 e partita che sembra in controllo. Milano però non crolla, si aggrappa a Gentile e Amato e resta viva grazie a un canestro sulla sirena che tiene aperta la gara (31-22).
Nel secondo quarto Taylor diventa un problema serio. Attacca i cambi, punisce ogni disattenzione e trascina l’Urania a contatto. Pesaro tiene il +12, poi inizia a perdere solidità: Milano domina a rimbalzo offensivo, moltiplica i possessi e rosicchia punto su punto. Leka ferma il gioco, ma l’inerzia ormai è lombarda. Gentile impatta e all’intervallo è 45-45: tutto da rifare.
La ripresa è una battaglia senza respiro. Milano ci crede e passa avanti, Pesaro fatica, Felder forza ma non incide e l’Urania chiude il terzo quarto con il naso avanti (59-62). La partita sembra girare, la pressione sale, il pubblico trattiene il fiato.
Poi, nell’ultimo quarto, emerge il carattere della Vuelle. Felder si scuote e firma il sorpasso, la difesa si alza di tono, ogni possesso diventa una guerra. Gli episodi si accumulano: antisportivi non sfruttati, percentuali che crollano, Milano che vede il ferro diventare sempre più stretto. Cavallero la riapre con una tripla pesantissima, poi un altro antisportivo riporta gli ospiti a un solo punto. È il momento della verità.
Pesaro non trema. Bertini piazza la tripla che spacca la partita, Bucarelli firma la giocata simbolo con una stoppata clamorosa in campo aperto, Miniotas – dopo aver litigato per tutta la sera con la lunetta – mette finalmente i liberi che chiudono i conti.
Il 73-68 finale è una liberazione. La Vuelle resta in vetta, inaugura il nuovo anno con una vittoria di peso specifico enorme e lo fa spinta da una Vitrifrigo Arena incandescente, vero sesto uomo nei minuti decisivi. Non una vittoria di talento, ma di anima. E spesso sono quelle che contano di più.





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